Giorgio Bocca: Le dame di San Silvio

27 Agosto 2002
Dicono che gli italiani sono cambiati, ma lo si dice da sempre per poi scoprire che sono sempre eguali. Anche le nuove professioni assomigliano maledettamente alle antiche. La più appariscente è quella delle dame di San Silvio. Bisogna avere per praticarla un fisico speciale, altrimenti detto "bestiale", una bellezza un po' proterva e curare gli uomini che contano. Chi? ma i politici che hanno i soldi o li procurano, quelli della banda. Prima si frequentano i portaborse di Forza Italia o di An poi si sale fino a ministri, viceministri e presidenti di Regione che fisicamente sono belli e prestanti perché arrivano dalla pubblicità. E con essi le dame dalla bellezza proterva organizzano le catene della mondanità canora modaiola ma comunque redditizia: se ne giovano soprattutto i collegi elettorali del Molise, della Calabria, della Puglia e delle isole, dove le dame, che intanto hanno messo su uffici di pubbliche relazioni, riescono a portare il Festivalbar e famosi cantautori con la promessa delle dirette televisive assicurate dai politici che sono padroni di tutte le reti. Un misto affaristico erotico politico che contraddistingue questo basso impero. Serate indimenticabili con tutte le autorità in prima fila.
Ma la combinazione non sarebbe perfetta se non vi partecipassero le fondazioni e la beneficenza. Le dame di San Silvio hanno imparato a fare cultura e opere buone. Convincono i bei presidenti di Regione che sono alti bruni e prestanti come il marito, lo ricordate? della Lollobrigida (e di mezzi per convincerli ne hanno), a finanziare con i soldi pubblici una fondazione culturale che organizza subito sfilate di moda, premi letterari e giornalistici nelle notti magiche del meraviglioso Sud, possibilmente ai piedi di un vulcano e comunque in luoghi che i cronisti definiscono, di getto, mozzafiato. Gli incassi vengono devoluti in beneficenza, di solito per la cura di malattie infantili in qualche paese africano, malattie dai nomi complicati e sul trasferimento dei generosi aiuti non si danno informazioni, la beneficenza non ama la contabilità. Un’altra delle nuove professioni è quella assai curiosa dei donatori ai ricchi.
Da Mani pulite allo scandalo delle Molinette, dall’ingegner Mario Chiesa al dottor Luigi Odasso si continua a rubare al pubblico per poter fare dei regali ai potenti. Qui si rivela un aspetto imprevedibile del furto a danno del pubblico: il regalo al potente non come spartizione del bottino del tipo elisabettiano, io corro per i mari delle filibusta e poi spartisco la preda con la mai amata regina; no qui è una questione di gerarchia, un riconoscimento del potere che può aprire la stanza del tesoro o semplicemente un atto di accettazione gerarchico. Il dottor Odasso che regala un samovar alla signora Moratti che è una delle donne più ricche di Italia lo fa come si porta un ex voto al santuario del potere. Anche il presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro sa bene che la sua regalomania non cambia la vista dei beneficati ma questo è il suo modo di coltivare le pubbliche relazioni. «Chi non spende i soldi in regali - dice - è uno che ha scarsa vita di relazione». Nuove vecchie professioni sono quelle dei lacchè e dei voltagabbana che si distinguono dai loro predecessori per l’ostentazione del loro servilismo: quelli che corrono dietro il padrone, nel suo parco in Costa Smeralda in abiti bianchi sportivi.
Bisogna risalire ai gerarchi che saltavano nel cerchio di fuoco sotto gli occhi di Starace per trovare simili forme di umiliazione, bisogna tornare al Nerone di Petrolini per riascoltare dichiarazioni d’amore sconfinato per il capo, e alle cronache parlamentari del biennio nero dopo la Marcia su Roma per ritrovare la violenza becera dei vincitori, il prete Gianni che insulta la onorata vecchiaia di Bobbio dandogli del rudere o gli abissi di volgarità di vignettisti che si producono su grandi giornali. Sì, bisogna tornare al biennio nero per ritrovare i liberali pronti ad aprire le porte al nuovo regime, i liberali che aborrono i girotondi e il sindacalismo di Cofferati ma non le ferite quotidiane alla democrazia. Gli italiani sono cambiati? Nel benessere di certo. Basta ritornare durante le vacanze nei luoghi della gioventù, nei paesini rivieraschi o nei villaggi alpini per vedere differenze enormi, dovunque negozi del lusso e del superfluo, dovunque consumi di élites diventati consumi di massa. Ma di qualità poca o niente.
Gli italiani sono più o meno corrotti di prima? Come quantità di furti forse no, il record stabilito da Tangentopoli forse non è superabile. Ma sono corrotti in modo più professionale, più normale, i partiti sono degli organizzatori di affari e di malversazioni, le dame di San Silvio vi si muovono sicure su meccanismi sperimentati, su procedure oliate. E l’incredibile è che la massa dei cittadini che non hanno né nome né soldi né potere guarda ammirata alla ricchezza facile e un po’ losca. Il successo del giornalismo dei gossip dei pettegolezzi fa parte del melanconico spettacolo.
Giorgio Bocca: Le dame di San Silvio