. Il governo iracheno sopportava male Al Jazeera, gli alleati ora non sopportano più dentro Baghdad una stampa non «embedded», che non sta nello stesso letto-bed delle truppe, ma alloggia e dorme in letti indipendenti. Perciò sono stati invitati dal comando alleato a lasciare la città e perciò non si sono mossi. Sono giornalisti e non truppa di complemento. La brava e sconvolta Gabriella Simoni non riusciva a credere, nella prima corrispondenza subito dopo l’attacco al Palestine, che era stato un atto alleato e deliberato. Non era una bomba d’aereo finita fuori destinazione, era un colpo dal basso verso l’alto, intenzionale e ben attinto. Dal comando non sono arrivate scuse ma uno sprezzante «glielavevamodetto». È guerra di città, per vincere bisogna andare ruvidi sulle resistenze e i civili rientrano nelle macerie collaterali. Hanno deciso di sbrigarsi e quel nido di occhi e telecamere puntate è un testimone imbarazzante. Perché la guerra in città è più sporca che altrove. Su scala ridotta l’ho frequentata a Mostar, tra eserciti dispari di forze e però locali. Nessun posto è un riparo. È la lotteria della salvezza. I combattenti sono costretti a scontri ravvicinati, saltano schemi, protezioni, nervi. È caccia più che guerra e la selvaggina è tutta umana. Non valgono distinzioni, regole, il pericolo opprime e schiaccia tutti, armati e no. È dannazione pura. E in questo pentolone maledetto nessun soldato vuole essere osservato, e da un cronista per giunta. A Baghdad c’è il meglio delle truppe irachene e operano sul terreno a loro più favorevole. Questo è il quadro, e il colpo di cannone sull’Hotel Palestine non è un incidente. I giornalisti del mondo hanno ricevuto la più sanguinosa intimazione di sfratto e non dal dittatore, ma dall’esercito delle democrazie, esportatrici di democrazie e altri prodotti di marca come la libertà di stampa. A Baghdad è stata sospesa così, non con un atto amministrativo, ma con una cannonata. È noto che agli ultimi piani lavorano le squadre di ripresa: hanno alzato il tiro non per avvertire ma per colpire. Da oggi restare a Baghdad è trincea d’onore per il giornalismo, per chi ha scelto nella sua vita di raccontare i fatti, non i bollettini. Chiediamo che possano continuare a farlo. Ci stanno a cuore, ci sono cari, sono indispensabili.
Erri De Luca

Erri De Luca

Erri De Luca è nato a Napoli nel 1950. Ha pubblicato con Feltrinelli: Non ora, non qui (1989), Una nuvola come tappeto (1991), Aceto, arcobaleno (1992), In alto a sinistra (1994), Alzaia (1997, 2004), Tu, mio (1998), Tre cavalli (1999), Montedidio (2001), Il contrario di uno (2003), Mestieri all’aria aperta. Pastori e pescatori nell’Antico e nel Nuovo Testamento (con Gennaro Matino; 2004), Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo (2005), In nome della madre (2006), Almeno 5 (con Gennaro Matino; 2008), Il giorno prima della felicità (2009), Il peso della farfalla (2009), E disse (2011), I pesci non chiudono gli occhi (2011), Il torto del soldato (2012), La doppia vita dei numeri (2012), Ti sembra il Caso? (con Paolo Sassone-Corsi; 2013), Storia di Irene (2013), La musica provata (2014; il libro nella collana "I Narratori", nella collana "Varia" il dvd del film), La parola contraria (2015), Il più e il meno (2015), il cd La musica insieme (2015; con Stefano Di Battista e Nicky Nicolai), Sulla traccia di Nives (2015), La faccia delle nuvole (2016), La Natura Esposta (2016), Morso di luna nuova. Racconto per voci in tre stanze (2017), Diavoli custodi (2017; con Alessandro Mendini), Pianoterra (2018), Il giro dell'oca (2018), Anni di rame (2019), Impossibile (2019); per la collana “Feltrinelli Comics” L’ora X. Una storia di Lotta Continua (2019; con Paolo Castaldi e Cosimo Damiano Damato) e, nella serie digitale Zoom, Aiuto (2011), Il turno di notte lo fanno le stelle (2012) e Il pannello (2012). Per i "Classici" dell'Universale Economica ha tradotto l’Esodo, Giona, il Kohèlet, il Libro di Rut, la Vita di Sansone, la Vita di Noè ed Ester; ha curato L'ospite di pietra. L'invito a morte di don Giovanni. Piccola tragedia in versi, di Aleksandr Puškin e Canto del popolo yiddish messo a morte, di Itzhak Katzenelson (2019). Sempre per Feltrinelli ha tradotto e curato L'ultimo capitolo inedito de La famiglia Mushkat. La stazione di Bakhmatch di Isaac B. Singer e Israel J. Singer (2013).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>