Certe piante, con il tempo e la maturità, diventano talmente rigogliose e prorompenti da invadere ampi spazi e larghe superfici e sono vere e sicure gioie per il giardino. Se poi quelle piante, nelle foglie e nei fiori, sono capaci anche d'essere leggere e delicate, possono diventare un sicuro successo. La grande e leggera macchia rosa pallida che domina la parte centrale dell'orto, in questo momento, è il generoso regalo di un pisello selvatico: il Lathyrus latifolius, pianta semplice, forte e sana. La bellezza di forme e di colori ne hanno certo facilitato l'uso e l'inserimento: certi abbinamenti e certi colori, si sa, sono più "facili" di altri.
Il Lathyrus latifolius è pianta europea, anzi italica, arriva all'altezza di quasi tre metri, la fioritura comincia in genere alla fine di maggio e si protrae tranquilla ed abbondante fmo a fine giugno. Ora è nel suo bel mezzo...
Ho cercato da tempo e invano nei più reconditi ambiti della mia memoria, da dove mai la pianta provenisse, se fosse un regalo, se fosse un acquisto ...
Piantata sul piccolo muro a secco che divide in due l'orto, messa a dimora non prima di dieci anni fa, da semplice e modesta comparsa è divenuta presenza prorompente e vigorosa e, avendo prolificato (non eccessivamente, per la verità) esige un supporto adatto a sostenere (e a render più visibile ed attraente) la vegetazione e le centinaia di fiori di pisel1o leggeri nel colore e robusti nella tessitura.
Le foglie verdi ed ellittiche, gli steli costoluti e forti, l'armonia dei colori e soprattutto l'insieme così generoso e casereccio godono, risaltandolo, del supposto ordine di un vicino orto che, piantato in file regolari ed in letti ripetuti ed alternati, fa da ottimo fondo di scena.
La freschezza di una rinnovata vegetazione che, di anno in anno, giustamente si rigenera, contribuisce fortemente all'aspetto generale, schematico e lavorato dell'orto.
Ora, durante l'estate, è il suo momento più bello perche è il periodo più ricco di novità ed il più abbondante. Poter sedersi, se non proprio all'ombra, ma vicino ad una pianta di piselli, in fiore, non è una gioia da poco, anzi, è un grande privilegio. Parola di giardiniere.
Paolo Pejrone

Paolo Pejrone

Paolo Pejrone nasce a Torino nel 1941. Vive in Piemonte nel Saluzzese. Si laurea, con grande noia e molta difficoltà, in Architettura, al Politecnico di Torino. Diventa allievo di Russell Page e frequenta lo studio di Roberto Burle Marx a Rio de Janeiro. Dal 1970 lavora in Italia, Francia, Svizzera, Arabia Saudita, Grecia, Inghilterra e Germania come architetto di giardini. Ha collaborato per vent’anni con l’Editrice Condé Nast e collabora tuttora con numerosi giornali e riviste d’opinione e specialistiche. È vicepresidente per l’Italia dell’International Dendrology Society (IDS), socio fondatore dell’Associazione italiana di architettura del paesaggio (AIAPP), ideatore e fondatore della mostra-mercato “Tre giorni per il giardino” al Castello di Masino e fondatore e presidente dell’Accademia piemontese del giardino. Ha pubblicato, tra l’altro: I miei giardini (2008), Gli orti felici (2009), Cronache da un giardino. Le piante e le loro stagioni (2010) e, con Feltrinelli, In giardino non si è mai soli. Diario di un giardiniere curioso (2002) e Il vero giardiniere non si arrende. Cronache di ordinaria pazienza (2003).

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