Guido Olimpio - Davide Frattini: Rapimento Cremonesi. Un atto dimostrativo contro “il corrotto Yusef”

21 Settembre 2005
Gli imbianchini sono stati impegnati per tutta la mattina. I muri bianchi che circondano il ministero degli Interni avevano bisogno di una rinfrescata. Domani dovranno ricominciare da capo. Nel pomeriggio le Brigate Al Aqsa hanno deciso di ricamare le pareti con proiettili di Kalasnhikov. Qualche ora dopo hanno preso in ostaggio il nostro collega Lorenzo Cremonesi. Prima un atto dimostrativo, poi una sfida che, coinvolgendo un giornalista straniero, ha avuto una risonanza immediata dal Medio Oriente all’Europa. Il rapimento e i raid costituiscono un monito all’Autorità palestinese che non sta dando agli uomini delle fazioni quello che chiedono. E quanto chiedono. Il ministro Nasser Yusef ha promesso di raddoppiare gli stipendi per convincere i militanti a deporre le armi e a indossare le divise delle forze di sicurezza. È la strategia del presidente Mahmoud Abbas, suggerita all’indomani della morte di Arafat dai governi occidentali (Usa, Gran Bretagna) e sostenuta dai regimi moderati arabi (Giordania, Egitto): un tentativo di prevenire la guerra civile. Ma le manovre dell’Autorità, i poteri affidati a Yusef, la corruzione e il mancato riconoscimento per quanto le Brigate hanno fatto durante l’intifada hanno ostacolato il progetto. A questo si è aggiunta la contestazione dei ‟giovani leoni” del Fatah per le mancate riforme democratiche. La crisi, caratterizzata da colpi di mano e violenze - come l’uccisione di Moussa Arafat - si è inasprita con l’avvicinarsi del ritiro israeliano.
L’Autorità palestinese (che ha condannato il sequestro di ieri) ha formato una forza di 7.500 poliziotti accampati lungo le strade di Gaza, pronti a entrare negli insediamenti quando gli ultimi soldati israeliani se ne saranno andati domani mattina. Addestrati dagli egiziani, dovrebbero impedire che le dune dove una volta erano costruite le colonie vengano prese d’assalto. ‟La diffusione di armi e il caos che erano accettabili prima del ritiro, non saranno più tollerate. Tutti i palestinesi devono dimostrare autocontrollo”, commenta Tawfik Abu Khoussa. Anche le fazioni sanno che Gaza continuerà a essere al centro dell’attenzione e vogliono dimostrare la loro forza nel braccio di ferro con il presidente. Che all’inizio dell’anno aveva scelto proprio Yusef come ministro degli Interni per dare un segnale: le divisioni, le invidie e le guerre interne coltivate da Yasser Arafat non sono più ammesse. Il rais non amava Yusef, lo considerava un pericolo per il suo potere ed era arrivato ad accusarlo di aver complottato per assassinarlo. Il generale lo aveva ricambiato nel 2003, quando era diventato ministro degli Interni una prima volta: si era rifiutato di prestare giuramento davanti al leader perché Arafat non gli consentiva di avere sotto il suo commando diretto le forze della sicurezza interna. Sotto la presidenza Abbas, la posizione di Yusef non è migliorata: i militanti lo hanno inserito nella lista dei ‟corrotti”. Un dissenso che ha aggravato i problemi della sicurezza. Malgrado gli apparati assorbano un quarto del bilancio, la loro capacità è ridotta.
Un rapporto americano, diffuso alla fine di luglio, ha tracciato un quadro impietoso: la sicurezza non è in grado di fronteggiare la sfida degli estremisti come le Brigate Al Aqsa o i Comitati. I militanti hanno strumenti di pressione nei confronti di Abbas. Ed essendo divisi in molti gruppi è difficile chiudere un ‟contratto” che soddisfi tutti.

Guido Olimpio

Guido Olimpio, 48 anni, è giornalista del ‟Corriere della Sera”. Dal 1999 al 2003 corrispondente in Israele. Da vent'anni segue il terrorismo internazionale e, in particolare, quello legato alle crisi …