Guido Olimpio: Un professore-soldato dietro la vittoria di Bush
12 Dicembre 2005
La regola è semplice: il sostegno dell’opinione pubblica per la guerra in Iraq è legato al risultato finale. Se c’è una possibilità di vittoria sono con il presidente, altrimenti ‟tutti a casa”. È una lezione che viene dal passato. Il disastro del Vietnam, la fuga dopo le bombe dei terroristi a Beirut, il massacro dei rangers nelle vie di Mogadiscio: esperienze negative che hanno lasciato il segno. Per questo George Bush deve dare un segnale contrario. Per questo durante il recente discorso sull’Iraq all’accademia di Annapolis ha pronunciato ben 15 volte la parola ‟vittoria”. Per lo stesso motivo il documento elaborato dallo Nsc, il consiglio di sicurezza nazionale, è intitolato ‟La nostra strategia per la vittoria in Iraq”. Le ultime mosse di Bush sono dettate da una profonda analisi degli umori dei cittadini e dal piano elaborato da una pattuglia di consiglieri. Tra questi il politologo e professore alla Duke University, Peter Feaver, che insieme al collega Christopher Gelby ha condotto una ricerca sui sondaggi relativi alla guerra in Iraq nel periodo 2003-2004. La risposta è stata piuttosto chiara. Si può rimanere a combattere a patto che il risultato finale sia la vittoria. E malgrado Bush - come sottolinea il ‟New York Times” - non abbia mai amato i sondaggi, ha ingaggiato nello staff dello Nsc Peter Feaver. Il politologo non è solo un uomo di pensiero. Quarantatré anni, ufficiale della riserva, ha scritto tre libri sui problemi militari. Dopo aver lavorato nell’amministrazione Clinton, se ne è allontanato perché non condivideva il disegno strategico. In passato non ha avuto paura di venire allo scoperto per difendere la decisione di Bush di invadere l’Iraq. Arrivando a scrivere sul Washington Post che ‟i comandanti in capo determinati” sono capaci di prendere la decisione giusta malgrado il clima politico avverso e le resistenze dei militari. Traslato ad oggi, il messaggio si trasforma nel ‟piano per la vittoria”. La prova che ci sia la sua mano nel documento è emerso grazie a un ‟buco elettronico” nella pagina Internet della Casa Bianca che ha permesso di scoprire la sigla dell’autore: feaver-p. E le linee guida adottate dalla Casa Bianca risentono molto dello studio che il consigliere di Bush ha condotto sull’andamento dei sondaggi. Il sostegno all’amministrazione dipende da due elementi: 1) La convinzione che le cause dell’impegno militare siano giuste. 2) Alla fine gli Stati Uniti la spunteranno. Per il politologo l’impatto delle perdite, se contenute, non è determinante anche se è innegabile che sarebbe meglio una guerra breve e con pochi caduti (oggi hanno già superato le 2.100 unità). In realtà i sondaggi del fine settimana non sembrano incoraggianti per il presidente. Alla domanda se Bush ha un piano per conseguire il successo in Iraq i cittadini hanno risposto così: 55% no, 41% sì. Un altro - condotto dalla rivista ‟Time” - mostra che il 51% è scontento del numero uno. Se da un lato la Casa Bianca segue il sentiero della vittoria, dall’altra prova a sondare strade alternative. Fonti diplomatiche hanno confermato l’offerta di contatti a gruppi della resistenza che ‟non abbiano le mani sporche di sangue”.
Guido Olimpio
Guido Olimpio, 48 anni, è giornalista del ‟Corriere della Sera”. Dal 1999 al 2003 corrispondente in Israele. Da vent'anni segue il terrorismo internazionale e, in particolare, quello legato alle crisi …