Da quel semi-analfabeta tecnologico che sono, continuo a chiedermi perché "pubblicare" su Internet qualunque porcheria sia (di fatto) lecito, mentre lo stesso genere di materiale non trova sbocco sugli altri media. Immagino che la quantità smisurata della merce che viaggia su Internet sia di per sé una causa: impossibile filtrare il mare con un setaccio. E che una concausa sia l’estrema facilità di accesso a un luogo virtuale, che non ha guardie giurate alla porta, né severe segretarie che ti costringono all’anticamera. Dove non servono cursus professionali, o raccomandazioni di parenti e amici: cosa che rende la faccenda assai democratica, ma anche alla mercé di qualunque idiota o farabutto. Tony Blair ha lanciato l’allarme (non il primo) e pretende che almeno i maggiori gestori aumentino i controlli, e siano responsabili di quello che mettono in rete. Perché bullismo e violenza giovanile si alimentano soprattutto di emulazione e di vanteria, e vedere la propria bravata circolare per il mondo è il trofeo più ambito. Non so se Blair riuscirà a spuntarla, ma sono sicuro che qualcuno, a sproposito, parlerà di "censura". È come accusare di "repressione" un poliziotto che sventa una rapina, ma tant’è: la rete ha tanti meriti, ma ha certamente il torto di avere alimentato molti equivoci, e qualcuno esiziale, sul concetto di libertà. La rete, ammesso che abbia dei centri nervosi noti e controllabili, dovrebbe scegliere se essere democratica o essere demagogica.

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