Capisco che dividersi in Fronte del Mestolo e Partito dello Zoccolo possa essere divertente. Capisco anche che il caso Franzoni sia diventato, negli anni, un gioco di società tra i più appassionanti. Ma se la metà (solo la metà) dello spazio dedicato al delitto di Cogne fosse stato dedicato ai casi di mafia, forse oggi le persone che si battono contro quel mostro a piede libero si sentirebbero meno sole. Da lettore, da teleutente, da cittadino avrei preferito seguire meglio gli sviluppi del delitto Fortugno, e degli infiniti altri crimini contro le persone e contro la libertà commessi non da una madre in crisi depressiva, ma da una gigantesca multinazionale del crimine che succhia miliardi e sangue; avrei voluto conoscere la sorte di quegli splendidi ragazzi calabresi che si sono visti bruciare dalle squadracce mafiose la loro sudata pasticceria, e non se ne è saputo più niente; e vorrei vedere più spesso in televisione la planimetria del podere calabrese di Libera, sfasciato dalla 'ndrangheta, piuttosto che la piantina della villa di Cogne. Cogne è un dolorosissimo crimine privato diventato pubblico spettacolo. I crimini di mafia sono dolorosissime tragedie pubbliche scaricati sulle spalle dei privati che ne sono vittime.

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