Per conquistare le prime pagine basta tracciare una scritta gaglioffa sopra il muro della casa dove abitava un uomo inerme, assassinato da una cosca politica. Basta fare fracasso in duecento davanti a un carcere, per festeggiare la medesima cosca. Basta, in poche decine, sfruttare un corteo di migliaia e trasformarlo in un incendio. Basta interrompere un convegno gridando, basta sdraiarsi su una ferrovia, basta incendiare un cumulo di immondizie. Basta essere in pochi, spesso pochissimi, per rubare la scena al resto del mondo, ai silenziosi, agli incerti, ai confusi, agli ugualmente incazzati però gentili d’animo, a chi progetta nell’ombra cose migliori, a chi lavora e tace, a chi lotta ma non è narciso, a chi legge, pensa e discute ma non considera indispensabile urlare il suo comizio all’intero genere umano. A chi si vergogna di essere protagonista a qualunque costo, compresi i costi che si fanno pagare agli altri.
Dalla scena della società di massa stanno sparendo le masse. Fanatici, estremisti, mosche cocchiere, guru dinamitardi, isterici della fede, vanitosi di ogni risma le stanno estromettendo giorno dopo giorno. L’organizzazione della politica, la sua incisività, la sua forza di rappresentanza vacillano. Nei momenti peggiori (che sono tanti) si dispera che qualcuno riesca a riorganizzare gli inermi, a ridare voce ai normali.

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