L´amico Putin e l´amico Bush si misurano vicendevolmente l´arsenale. Si vorrebbe partecipare in qualche maniera al litigio, per non fare la figura barbina del pubblico che non capisce lo spettacolo. Ma è come se avessimo perduto i parametri di base. La vecchia divisione ideologica tra capitalismo e comunismo, nella sua drammatica schematicità, aiutava tradurre le mosse dei due colossi mondiali in un alfabeto leggibile. Da allora, è come se ogni logica politica avesse ceduto il campo a una pura logica di potenza. Gli scopi sociali e le intenzioni ideologiche paiono identici in ogni angolo del pianeta, l´uso molto disinvolto della democrazia sembra un male comune, tanto che ognuno dei due leader può a buon diritto accusare l´altro di essere un prepotente (Bush in quanto guerrafondaio espansionista, Putin in quanto semi-despota interno, e repressore in Cecenia). Dovesse scoppiare (dico per dire) la terza guerra mondiale, in parecchi saremmo nella penosissima situazione di non sapere esattamente da che parte stare. Non che faccia una grande differenza, ma l´ipotesi di essere inceneriti da un bombardamento, o vedere i figli andare a crepare in una trincea, senza neanche la soddisfazione di sentirsi parte in causa, e magari una buona causa, è davvero penosissima. Pochi potenti incazzati e venefici, miliardi di sudditi esclusi dal gioco: se questo è lo scenario, speriamo che cambi in fretta.

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