I quotidiani di ieri, che con pochissime eccezioni hanno eseguito il "facci sognare" di D’Alema a Consorte come una festosa fanfara, non saranno mica, per caso, gli stessi giornali italiani che (unici sul Pianeta Terra) dedicano ai leader politici dieci o quindici o pagine ogni giorno? E se sono gli stessi, come mai non si rendono conto che la cosiddetta "antipolitica", inevitabilmente, riguarda anche loro, riguarda il loro casting di ogni giorno, riguarda il vincolo strettissimo e asfissiante che hanno stabilito, da casta a casta, con i politici e le loro parole, non tutte storiche, non tutte indispensabili, non tutte interessanti? Il sistema dei media, e specialmente quello dei giornali quotidiani, viene visto (specialmente dai giovani, che infatti non leggono i giornali) come parte integrante di questa politica, di questo sistema politico, di questi partiti. Non è abbastanza "terzo" per potersi permettere lo spregio del personale politico, perché ogni schizzo di fango sulla politica centra in pieno anche molte prime pagine. Bisognerebbe avere dimostrato ben altra indipendenza dalle trame di palazzo per permettersi di ergersi a giudici della politica stessa. Per il pubblico, che non è scemo, la campagna contro D’Alema oggi, e contro qualcun altro ieri e domani, è solo una campagna politica, non una campagna giornalistica. La differenza c’è. Eccome.

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