Ehud Olmert ha dichiarato nelle ultime ore che Israele risponderà in modo ‟sproporzionato” a qualsiasi ulteriore attacco da parte di Hamas contro i civili israeliani. Io ritengo che una risposta sproporzionata sia in realtà una risposta immorale. Penso che una punizione sproporzionata sia in verità una punizione immorale. Penso inoltre che una reazione sproporzionata non serva altro che a rafforzare gli estremisti tra i partiti israeliani in vista delle prossime elezioni del 10 febbraio e faccia il gioco dei gruppi e dei movimenti fanatici a Gaza e nel mondo arabo. E considero che in questo caso qualsiasi operazione militare sproporzionata sia fondamentalmente una vendetta. E la vendetta in genere non serve altro che a soddisfare i propri istinti primordiali, non va oltre la componente primitiva dell’animo umano. Considero i militanti di Hamas come un manipolo di criminali che ormai da molto tempo si sono concentrati nel colpire i civili israeliani. Non meno di diecimila tra missili e proiettili di vario tipo sono stati sparati da Hamas contro i villaggi e le città israeliani negli anni più recenti. Penso inoltre che gli attivisti di Hamas siano un manipolo di criminali a causa del loro utilizzo dei civili palestinesi come sacchetti di sabbia umani e poiché anche durante gli ultimi eventi bellici nella striscia di Gaza si sono cinicamente fatti scudo con donne e bambini. Ma l’uccisione di un numero ancora maggiore di civili palestinesi non condurrà Israele da alcuna parte. Non servirà incrementare il numero delle vittime con nuovi raid. E ciò poiché Hamas non è affatto interessata a queste perdite, non se ne cura. Lo provano tra l’altro le recenti dichiarazioni del loro leader politico, Khaled Mashal, da Damasco: ‟L’attuale generazione tra la popolazione palestinese potrebbe venire sacrificata per il raggiungimento della nostra causa”. Le uniche risposte militari israeliane capaci di ottenere un qualche effetto degno di nota sono una serie di attacchi misurati e proporzionati contro i criminali di Hamas e allo stesso tempo calibrati per evitare spargimenti di sangue tra la popolazione palestinese. Inoltre il governo egiziano sta tentando di mediare un cessate il fuoco. Penso che Israele debba dargli spazio per una possibilità di successo. E, infine, non dimentichiamo che il vero colpo mortale contro Hamas sarà la firma dell’accordo di pace tra Israele e le componenti moderate dall’attuale Autorità Palestinese. Questo accordo è oggi possibile e forse persino imminente.

Traduzione di Lorenzo Cremonesi
Amos Oz

Amos Oz

Amos Oz (1939-2018), scrittore israeliano, tra le voci più importanti della letteratura mondiale, ha scritto romanzi, saggi e libri per bambini e ha insegnato Letteratura all’Università Ben Gurion del Negev. Con Feltrinelli ha pubblicato: Conoscere una donna (2000), Lo stesso mare (2000), Michael mio (2001), La scatola nera (2002), Una storia di amore e di tenebra (2003), Fima (2004), Contro il fanatismo (2004), D’un tratto nel folto del bosco (2005), Non dire notte (2007), La vita fa rima con la morte (2008), Una pace perfetta (2009), Scene dalla vita di un villaggio (2010, premio Napoli), Una pantera in cantina (2010), Il monte del Cattivo Consiglio (2011, premio Tomasi di Lampedusa 2012), Tra amici (2012; "Audiolibri Emons-Feltrinelli", 2013), Soumchi (2013), Giuda (2014), Gli ebrei e le parole. Alle radici dell’identità ebraica (2013; con Fania Oz-Salzberger), Altrove, forse (2015), Tocca l'acqua, tocca il vento (2017), Cari fanatici (2017), Finché morte non sopraggiunga (2018),Sulla scrittura, sull’amore, sulla colpa e altri piaceri (2019; con Shira Hadad). Nella collana digitale Zoom ha pubblicato Si aspetta (2011) e Il re di Norvegia (2012). Ha vinto i premi Catalunya e Sandro Onofri nel 2004, Principe de Asturias de Las Letras e Fondazione Carical Grinzane Cavour per la Cultura Euromediterranea nel 2007, Primo Levi e Heinrich Heine nel 2008, Salone Internazionale del libro nel 2010, il Premio Franz Kafka a Praga nel 2013. I suoi lavori sono stati tradotti in oltre quaranta lingue.

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