Gli abissi di Cthulhu

di Howard Phillips Lovecraft

“Ciò che è emerso può sprofondare, e ciò che è sprofondato può riemergere. L’orrido attende e sogna nella profondità.”


Un uomo in mezzo al mare. Da solo, su una scialuppa, per giorni. Finché il mare non si colora di nero, e il cielo con lui, mentre l’acqua si fa densa dei cadaveri di creature abissali mai viste prima. Poi emerge una terra scura e, su quella terra, il naufrago trova i segni di un essere che stravolge i principi della sua visione razionale del mondo. Questa è l’agghiacciante premessa di Dagon, uno dei racconti in cui Lovecraft inizia a prefigurare l’indicibile mitologia che esplorerà poi nella Chiamata di Cthulhu e nell’Ombra sopra Innsmouth, dove l’indagine sulle tracce di culti remoti e comunità disumane conduce i protagonisti al cospetto di un orrore più antico dell’umanità. A fare da sfondo a queste tre storie, il mare: soglia metafisica tra l’umano e l’altro, punto di contatto tra la superficie e la profondità. Con prosa ora lucida e ora febbrile, Lovecraft attraversa i confini della ragione per consegnarci una verità sconcertante: l’uomo non è la misura di tutte le cose; è solo un granello di polvere in una grande tenebra, e deve fare i conti con il vortice buio al centro del cosmo.

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Howard Phillips Lovecraft

Howard Phillips Lovecraft (Providence, 1890 - 1937) è uno dei più influenti e innovativi autori di letteratura fantastica di tutti i tempi. La sua piena scoperta avvenne dopo la morte, …

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