Descrizione

Parigi. È qui che la passione per la danza ha condotto Alice, acrobata di un’esistenza precaria come la maggior parte dei suoi coetanei: la generazione senza futuro, quella immersa in un eterno presente che si sente derubata da chi l’ha preceduta. Il suo vivere fuori squadra e senza radici è in parte anche una sfida alla madre – insigne grecista, docente universitaria, alle spalle brucianti passioni politiche e un presente di dolenti disillusioni –, da sempre convinta che l’unico antidoto al caos e alle brutture del mondo è la bellezza; che ci si può considerare vivi fino a quando ci si lascia sopraffare dalla nuda poesia dell’esistenza. Dopo uno scontro feroce, la accompagna alla stazione e, mentre un giovane pianista “di strada” sta suonando con mani incerte una semplice melodia, la madre si accascia.
A Napoli, dove la riportano in coma, quel corpo diventa per Alice uno scrigno di memoria e un enigma, a ogni nuova scoperta – sorprendenti segreti e impensate fragilità – una figura sempre più mutevole e cangiante. Il ritorno a Napoli coincide per lei con il ritorno nella casa della sua infanzia, dove è costretta a una difficile convivenza con il padre, chiuso in una scontrosa solitudine. In quel grande appartamento che la madre “aveva impaginato come fosse un’opera destinata a diventare il suo capolavoro”, e dove ogni cosa appare raggelata nell’attesa, la vita torna comunque a sussurrare parole: c’è da scoprire chi è stata veramente quella donna così passionale che ora “dorme”, c’è da preparare una dipartita che chiama sulla scena fantasmi d’amore.
Iaia Caputo scava nel cuore di una figlia per arrivare al grande cuore di sua madre, per ripercorrere la catena dei giorni e dell’accadere, perché capita che infine sia il dolore che insegna l’arte di vivere.

“Tua madre era una persona autentica, Alice, con i suoi segreti, le sue bugie, forse, le verità taciute. Non ha mai finto di essere quella che non era: questa è l’unica cosa che conta.”

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Recensioni d'autore

  • Taglienti, le memorie. Eppur densa di vita, la preparazione alla morte.

  • Nel romanzo di Iaia Caputo poco alla volta scompaiono i genitori, i figli, ognuno di loro si svela sotto le spoglie dell'umana debolezza. Sono semplicemente uomini e donne. E nell'alternanza di voci della narrazione, le lettere della madre, la risalita verso un senso, verso la comprensione della figlia che finalmente sgombera il cuore da qualsiasi appesantimento o rancore, si compone il percorso verso la scoperta che «la fragilità è quel che rende autentica la materia di cui siamo fatti tutti».

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  • Iaia Caputo è bravissima nel farci entrare in queste due anime, nei loro pensieri, a farci vivere il loro percorso di avvicinamento l'una all'altra, nel raccontarci cosa vuol dire essere bambini, giovani, e poi adulti, e poi vecchi, in uno stile sempre colto, in una narrazione fluida che molte volte affida alla natura la spiegazione di come va il mondo

  • Iaia Caputo scava nei sentimenti in modo preciso, quasi cartesiano ma senza dimenticare la passione e la potenza della scrittura.

  • Un doloroso e frantumato itinerario nel cuore di una donna incompiuta.

  • Fare i conti con la malattia improvvisa e la morte della propria mamma: roba tosta.

Conosci l’autore

Iaia Caputo

Iaia Caputo (1960) è nata a Napoli e vive a Milano. A lungo giornalista, ha tenuto la rubrica di libri per “Marie Claire” e per “Flair” dal 2001 al 2006. Ha scritto per “Il Diario” e attualmente per “D di Repubblica”. Ha pubblicato i saggi Conversazioni di fine secolo (La Tartaruga, 1995), Mai devi dire. Indagine sull’incesto (Corbaccio, 1996), Di cosa parlano le donne quando parlano d’amore (Corbaccio, 2001), e il romanzo Dimmi ancora una parola (Guanda). Per Feltrinelli ha pubblicato Le donne non invecchiano mai (2009), Il silenzio degli uomini (2012) e Era mia madre (2016).

 

 

 

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Extra

Dettagli

Marchio: 
FELTRINELLI
Data d’uscita: 
Maggio, 2016
Collana: 
I Narratori
Pagine: 
176
Prezzo: 
15,00€
ISBN: 
9788807031922
Genere: 
Narrativa