Gino Strada: "Liberate Hanefi o ce ne andiamo”

Gino Strada: "Liberate Hanefi o ce ne andiamo”

Il personale internazionale degli ospedali di Emergency in Afghanistan è stato richiamato a Kabul per un meeting sulla sicurezza che potrebbe essere il preludio all’abbandono del paese da parte dell’ong, che è lì presente dal 1999. La decisione arriva al termine di un lungo direttivo di Emergency, a Milano.

La fatica e il dramma di essere giornalisti liberi. Intervista a Giuliana Sgrena

La fatica e il dramma di essere giornalisti liberi. Intervista a Giuliana Sgrena

Un giornalista rapito, i timori per la sua vita, i dubbi sulle trattative, le polemiche dopo la liberazione. E' la storia di Daniele Mastrogiacomo in Afghanistan, ma è stata anche quella di Giuliana Sgrena in Iraq due anni fa.
‟Ho rivissuto ogni momento. Ogni volta che si parla di un ostaggio si chiede la sua liberazione, ma quando viene liberato scatta una specie di cannibalismo sull’ostaggio stesso, che si vede rovesciato addosso il peso delle trattative e delle immancabili polemiche”.

La brutalità della violenza è segno di impotenza. Intervista a Slavoj Zizek

La brutalità della violenza è segno di impotenza. Intervista a Slavoj Zizek

"I giovani delle banlieues intendevano 'soltanto' dire: siamo qui e siamo di qui. Un modo per affermare la propria esistenza, una pura richiesta di visibilità. È un chiaro esempio dei limiti delle nostre democrazie, in cui masse enormi di persone non si trovano nelle condizioni di esprimere le proprie richieste più basilari nel linguaggio politico ordinario. È un fenomeno che rimanda un po' a quella che Jakobson chiamava comunicazione 'fatica': non 'voglio questo o quello', ma semplicemente 'sono qui'."

È un fallimento essere divertenti. Intervista a César Aira

È un fallimento essere divertenti. Intervista a César Aira

‟Si dice che sono un umorista, che i miei libri sono pieni di humour. Ma lo humour nei miei libri è assolutamente involontario. La gente ride quando io avevo l’intenzione di scrivere qualcosa di serio. Detesto lo humour in letteratura. L’unico consiglio che do ai giovani scrittori è di rifuggire dallo humour perché è una tentazione pericolosa. Che non gli succeda come a molti, che invecchiano e muoiono senza aver mai parlato di niente di serio. Lo humour è facile e presenta l’inconveniente di dipendere troppo dall’effetto che produce. Se non produce il suo effetto, cade nel vuoto. E anche se produce oggi l’effetto voluto, magari smetterà di farlo domani. Sfortunatamente devo riconoscere che la mia opera è impregnata di humour. Forse si tratta di un grave fallimento.”