La brutalità della violenza è segno di impotenza. Intervista a Slavoj Zizek
"I giovani delle banlieues intendevano 'soltanto' dire: siamo qui e siamo di qui. Un modo per affermare la propria esistenza, una pura richiesta di visibilità. È un chiaro esempio dei limiti delle nostre democrazie, in cui masse enormi di persone non si trovano nelle condizioni di esprimere le proprie richieste più basilari nel linguaggio politico ordinario. È un fenomeno che rimanda un po' a quella che Jakobson chiamava comunicazione 'fatica': non 'voglio questo o quello', ma semplicemente 'sono qui'."
È un fallimento essere divertenti. Intervista a César Aira
‟Si dice che sono un umorista, che i miei libri sono pieni di humour. Ma lo humour nei miei libri è assolutamente involontario. La gente ride quando io avevo l’intenzione di scrivere qualcosa di serio. Detesto lo humour in letteratura. L’unico consiglio che do ai giovani scrittori è di rifuggire dallo humour perché è una tentazione pericolosa. Che non gli succeda come a molti, che invecchiano e muoiono senza aver mai parlato di niente di serio. Lo humour è facile e presenta l’inconveniente di dipendere troppo dall’effetto che produce. Se non produce il suo effetto, cade nel vuoto. E anche se produce oggi l’effetto voluto, magari smetterà di farlo domani. Sfortunatamente devo riconoscere che la mia opera è impregnata di humour. Forse si tratta di un grave fallimento.”
Veline e veleni. Umberto Galimberti su Vallettopoli
"Storicamente gli italiani sono stati educati a un'etica privata, non a un'etica pubblica. Non uccidere, questo lo capiscono tutti. Ma le uccisioni collettive, le stragi rimangono misteri. Non dare falsa testimonianza, perché non sei più affidabile a livello personale. Ma se a testimoniare il falso sono le banche, la reazione è rassegnata: che ci vuoi fare, sono le banche. Non commettere atti impuri? Meglio non tradire la moglie, si capisce. Ma Vallettopoli, le discoteche, i festini, la prostituzione, lo si sa, quello è il mondo dello spettacolo, il mondo dei vip, funziona così. Il risultato è un azzeramento della sensibilità, come dimostra la gogna mediatica che imperversa in questi giorni. Questa discrepanza tra etica privata e pubblica non è di oggi: è il risultato di 2 mila anni di morale cristiana. Perché la morale cristiana giudica individualmente, e nell'individuo scatta il perdono. In pubblico si dice la regola, nel confessionale ci si pente di averla trasgredita. È la doppia coscienza degli italiani."
Daniel Pennac presenta La lunga notte del dottor Galvan
Un racconto dal sapore gustosamente malausseniano. Personaggi vividi e strampalati dentro la cornice dell’ospedale non come luogo di dolore, di malattia e di morte, ma come bizzarra palestra del grottesco. Con un contributo di Neri Marcoré.
L’intervista a Daniel Pennac è stata realizzata il 1° luglio 2005 alla ‟Feltrinelli libri e musica” di Piazza Piemonte, a Milano, in occasione della festa per i cinquant’anni della Casa editrice.