‟Io, ostaggio anche delle mie convinzioni”. Intervista a Giuliana Sgrena
Fuoco amico ‟Ha due significati. Il primo, ovviamente, è il 'fuoco amico' degli americani che hanno sparato su una macchina sulla quale viaggiavano degli italiani, degli alleati degli americani. Il secondo è 'il fuoco amico' dei miei sequestratori. Dicevano di lottare contro l'occupazione e hanno sequestrato una giornalista che è sempre stata, dichiaratamente, contro la guerra e la presenza degli americani e dei loro alleati. Mi sono sentita ostaggio delle mie convinzioni. Ma la ferita più aperta è quella della morte di Calipari, il mio liberatore.”
Officina milanese. Intervista a Giovanni Agosti
‟Il libro su Mantegna non è una monografia su un pittore del Quattrocento, porta come sottotitolo la storia dell’arte libera la testa: il riferimento, per chi ha la nostra età e ha vissuto un certo travaglio generazionale, è a una frase di Fassbinder secondo cui i film liberano la testa’: s’intende certi film, s’intende certa storia dell’arte. Quella che è capace di mettere in relazione aspetti diversi della realtà con un fine di chiarimento e, se si può, di modificazione dello stato delle cose. C’è un’aspirazione illuminista dentro una struttura architettonica che a qualcuno potrà sembrare rivoluzionaria. Quella tensione nasce dal fastidio per la situazione di Milano: corre sotterranea, a tratti si slarga in qualche nota”.
A Fahrenheit Marco Drago presenta Zolle
Un bellissimo ritratto di gruppo. Una corsa dentro le smanie di affrancamento dall'immobilità sociale. Un dramma semiserio sull'incertezza del vivere. Tutto questo è Zolle. Marco Drago ne parla a Fahrenheit, trasmissione di RadioTre.
La priorità del male. Intervista a Salvatore Veca
”Chi esercita il mestiere del filosofo ha la responsabilità di esplorare
spazi di possibilità, prendendo sul serio il mondo com'è e inseguendo il
mondo come dovrebbe essere. Io credo che noi dobbiamo assumerci
intellettualmente la responsabilità di pensare i modi e le forme della
politica nella costellazione postnazionale (per usare le parole di Jürgen
Habermas). Credo che i grandi problemi interni alle costellazioni nazionali
che abbiamo ereditato, oggi vadano ripensati sullo sfondo della "porosità"
dei confini o della politica interna a livello mondiale. Questo sarà il
principale rompicapo per chi, come me, cerca di non mollare nell'impresa di
pensare a un mondo più decente”.
Intervista al filosofo Salvatore Veca.