Daniel Pennac recita se stesso. "Ma la mia vita è la scrittura"
Daniel Pennac per la prima volta si cala nei panni di attore e recita il suo monologo Grazie, un testo ricco di ironia, ma anche di parentesi malinconiche.
‟È successo tutto per caso. Dovevo leggerlo a voce alta a teatro, non dovevo recitare, ma il responsabile del teatro du Rond Point, a Parigi, ascoltandomi mentre lo leggevo, si è accorto che lo sapevo a memoria. Allora mi ha detto: Non hai bisogno del libro, lo devi recitare!’. Ho detto: No, no, no, non sono un attore’. Ma ha insistito e mi sono lasciato convincere ed ecco”.
Miguel Benasayag e Umberto Galimberti presentano L'epoca delle passioni tristi
Benasayag, coautore di L'epoca delle passioni tristi, e Galimberti discutono tra loro e con il pubblico. "Si tratta di un libro bellissimo, la cui lettura consiglierei a tutti i giovani e a tutti quelli che ne hanno cura". La registrazione è stata effettuata a Milano il 22 gennaio 2005 a la Feltrinelli di Piazza Piemonte.
Albert Sánchez Piñol presenta La pelle fredda
Con La pelle fredda, opera sorprendente per forza e originalità, Albert Sánchez Piñol, antropologo di formazione, fa il suo esordio nel romanzo. L’accoglienza della critica come quella dei lettori è stata straordinaria: tradotto in ventidue lingue, il libro ha venduto più di 80.000 copie solo in Catalogna dove è stato incluso tra le letture consigliate nei licei.
Intervista a Péter Esterházy: "La Storia? E' una di famiglia"
Negli anni Cinquanta i comunisti, che avevano requisito i possedimenti della famiglia Esterházy, rispondevano alle sue rivendicazioni sempre con la stessa frase: «Non vi restituiremo mai queste terre». Ma poi passarono gli anni, il regime si addolcì e offrì un indennizzo per il maltolto. Allora Péter Esterházy fece stampare dei volantini con scritto: «Non accetteremo mai la restituzione della terra». Questo scherzo, che gli costò un litigio con i suoi fratelli, è sintomatico del senso dell'humour dello scrittore ungherese, discepolo di Sándor Márai; e di questo humour è impregnato il suo romanzo Harmonia caelestis, in cui ripercorre diversi secoli di storia della sua famiglia. Una storia che, come accadrebbe per qualsiasi famiglia se ci mettessimo a indagare nel suo passato, ha pagine sia luminose, sia disgustose.
Esterházy ha 53 anni portati allegramente. Nativo di Budapest, mi dice non sentirsi legato a «nessun pezzo di terra» in particolare. E per completare la sua biografia, mi rivela: «Ho quattro figli, tutti della stessa moglie».