La Palestina ‟normale” di Suad Amiry. Un’intervista
Suad Amiry, architetta palestinese scopertasi scrittrice dopo aver pubblicato il fortunato diario da Ramallah assediata Sharon e mia suocera, parla del ritiro israeliano dai Territori e della sua voglia di raccontare la vita ‟normale” in Palestina. ‟Sono felice per ogni israeliano che si ritira dai Territori, ma attenti a non perdere di vista il quadro nel suo complesso: lo Stato palestinese, ora, ha Gaza, ma l’idea di Sharon è di tenere salda tutta la Cisgiordania e Gerusalemme in particolare. E i coloni, cacciati dalla Striscia, è qui che finiranno. Sharon è un uomo molto intelligente e un ottimo politico, ma l'ha detto: per lui la West Bank non è un territorio occupato. Suppongo che ci sia un accordo con Bush che ha visto come merce di scambio gli insediamenti a Gaza”.
La bestia nel cuore. La presentazione del film
Paolo Soraci intervista Cristina Comencini, Alessio Boni e Riccardo Tozzi all’indomani della grande emozione con cui la platea dei giornalisti del LXII Festival di Venezia ha accolto la proiezione del film. Si parla dei contenuti, del festival, del rapporto con il cast e del tentativo di censura, poi rientrato. L’evento ha avuto luogo il 9 settembre 2005 alla libreria Feltrinelli di piazza Piemonte.
Eugenio Borgna presenta L’attesa e la speranza
La presentazione de L’attesa e la speranza che si è svolta il 31 maggio 2005 alla libreria Feltrinelli di piazza Piemonte. All’evento ha partecipato Alberto Giannelli.
Intervista a Péter Esterházy su L’edizione corretta
C’è grande attesa per questo libro-rivelazione, cronaca sofferta di una scoperta sconvolgente fatta dallo scrittore per caso nel consultare gli archivi di Stato. Non è un romanzo, ma indubbiamente romanzesco è il colpo di scena su cui si basa: l’eroe di Harmonia, il "buon padre" di Péter, in gioventù nobile e fiero ufficiale degli Ussari dell’Impero e proprietario di mezza Ungheria, ridotto dopo l’occupazione delle truppe sovietiche a guadagnarsi il pane zappando la terra, era in realtà una spia del regime comunista. Un traditore, ha scritto senza mezzi termini il figlio, messo di fronte a una realtà insospettata che dissolve di colpo l’atmosfera di nostalgica rievocazione degli anni di splendida miseria passati durante il regime comunista così ben descritti nella seconda parte della sua grandiosa saga familiare. Suo padre non è una vittima eroica, suo padre è stato al servizio della polizia politica dal 1957 al 1980, ha compilato liste di aristocratici ungheresi, ha descritto i loro movimenti. Suo padre assurge a simbolo dei grandi rivolgimenti che hanno caratterizzato la storia del suo Paese (azzardo nel tentativo di superare le resistenze dello scrittore. Esterházy, è comprensibile, non ha molta voglia di parlare delle vicende penose che sono alla base del libro).