Erri De Luca: ‟Dio parla agli umili e recita loro poesie”.
‟Il pastore è il primo depositario della rivelazione. Pastore è il povero Abele, il primo ucciso. Ma pastore è Abramo, l'eletto che viene spostato da casa sua con il moto imperioso della chiamata e che va a "infettare" del monoteismo le terre che attraverserà. Pastore è Mosè; pastore è Davide. Insomma, il pastore è la figura dell'Antico Testamento, colui che è chiamato a rispondere e ad ascoltare le parole della rivelazione. Il Nuovo Testamento invece non ha più bisogno di pastori: improvvisamente si occupa di pescatori. Anche perchè l'intento del cristianesimo è quello di poter realizzare una grande retata di anime… Il lavoro manuale ha dignità soltanto se viene pagato e debitamente onorato. Molti lavori manuali, che magari vengono fatti a basso costo sfruttando le persone in maniera schiacciante, non costituiscono dignità. Semmai la tolgono. Il lavoro manuale è il modo con cui, di generazione in generazione, la gran parte dell’umanità si è sostenuta. Ma, di per sé, non ha dignità se non corrisponde a un salario, a un trattamento umano, a una possibilità di far vivere una persona e la sua famiglia.”
Gianni Celati legge le Poesie della Torre
Nella torre di casa Zimmer sono nate queste poesie che non somigliano a niente nella letteratura occidentale, e forse ricordano certe composizioni poetiche giapponesi brevi e semplicissime come l'hai-ku, che come queste celebrano il ciclo delle immagini stagionali. Sono poesie che hanno appassionato filosofi come Heidegger, linguisti come Roman Jakobson, poeti come Paul Celan, e che (come ha sostenuto Giorgio Agamben) sembrano annunciare le prose d'un narratore come Robert Walser.
Roberto Mussapi legge Benito Cereno
Benito Cereno è una grande e tragica avventura di mare, è un racconto denso di suspence e tensione, è una vicenda disperata che rivela l'aspetto buio, profondo dell'umanità, sempre adombrato dalla superficie del mare. Ma è anche il dramma dell'inesplicabile mistero che lega l'uomo alla natura, la messa in scena dell'impotenza umana sotto la cappa plumbea della bonaccia. Una lettura di Roberto Mussapi.
Il teppista e Babi: l’amore continua. Intervista a Federico Moccia
‟Lo slogan del libro è una storia d’amore, quella vera, la tua’. O almeno quella che si vorrebbe vivere… Quando l’ho scritto, nel 91, non c’erano ancora i vari Brizzi, Ammaniti. Mi mancava quell’atmosfera da romanzo intimo, minimalista. Sentivo il bisogno di un racconto che facesse rivivere le atmosfere della mia adolescenza, che raccontasse cose che io avevo vissuto. Allora me lo sono scritto”.