Erri De Luca: ‟Dio parla agli umili e recita loro poesie”.
‟Il pastore è il primo depositario della rivelazione. Pastore è il povero Abele, il primo ucciso. Ma pastore è Abramo, l'eletto che viene spostato da casa sua con il moto imperioso della chiamata e che va a "infettare" del monoteismo le terre che attraverserà. Pastore è Mosè; pastore è Davide. Insomma, il pastore è la figura dell'Antico Testamento, colui che è chiamato a rispondere e ad ascoltare le parole della rivelazione. Il Nuovo Testamento invece non ha più bisogno di pastori: improvvisamente si occupa di pescatori. Anche perchè l'intento del cristianesimo è quello di poter realizzare una grande retata di anime… Il lavoro manuale ha dignità soltanto se viene pagato e debitamente onorato. Molti lavori manuali, che magari vengono fatti a basso costo sfruttando le persone in maniera schiacciante, non costituiscono dignità. Semmai la tolgono. Il lavoro manuale è il modo con cui, di generazione in generazione, la gran parte dell’umanità si è sostenuta. Ma, di per sé, non ha dignità se non corrisponde a un salario, a un trattamento umano, a una possibilità di far vivere una persona e la sua famiglia.”
Due cuori un rifugio. Il matrimonio secondo Umberto Galimberti
‟Il matrimonio non è più la bella istituzione sociale che è stato, con il suo progetto di sostegno e protezione reciproca. Nella società della Tecnica io sono costretto a essere un funzionario d'apparato. A recitare secondo azioni prescritte: in banca, all'università, in te1evisione. L'ultimo spazio espressivo rimasto è il mondo delle passioni: lì posso essere, esprimere me stesso. Ma mi muovo ancora al livello primitivo… Il matrimonio oggi è qualcosa di vocazionale. Per funzionare deve regolarsi sull'azione. Dal sentire all’agire. Devi essere capace di costruire l'altro come se fosse un'opera d'arte, un'opera di creazione. Se la tua passione è la creazione, com'è passione lo scrivere, il dipingere, allora sposati.”
Gianni Celati legge le Poesie della Torre
Nella torre di casa Zimmer sono nate queste poesie che non somigliano a niente nella letteratura occidentale, e forse ricordano certe composizioni poetiche giapponesi brevi e semplicissime come l'hai-ku, che come queste celebrano il ciclo delle immagini stagionali. Sono poesie che hanno appassionato filosofi come Heidegger, linguisti come Roman Jakobson, poeti come Paul Celan, e che (come ha sostenuto Giorgio Agamben) sembrano annunciare le prose d'un narratore come Robert Walser.
Roberto Mussapi legge Benito Cereno
Benito Cereno è una grande e tragica avventura di mare, è un racconto denso di suspence e tensione, è una vicenda disperata che rivela l'aspetto buio, profondo dell'umanità, sempre adombrato dalla superficie del mare. Ma è anche il dramma dell'inesplicabile mistero che lega l'uomo alla natura, la messa in scena dell'impotenza umana sotto la cappa plumbea della bonaccia. Una lettura di Roberto Mussapi.