Diavolo di un Altan. Un’intervista a proposito de La nuova Commedia
Ci sono cumuli, fiotti, strepitose montagne di merda, nel remake della Divina Commedia scritto da Roberto Piumini e illustrato da Altan. Con un bel po' di gente, ovviamente, a mollo nel ribollente letamaio. Facce arcinote; Milosevic, Bossi, Agnelli, Vespa, Sgarbi, Alba Parietti e Vanna Marchi, Baget Bozzo e Michael Jackson, Andreotti, Taormina, Emilio Fede... Nostri contemporanei, spediti con giocosa rabbia all'inferno, proprio come Dante ci schiaffò i suoi, di contemporanei. E la primissima cosa che viene in mente, tra le tante possibili sfogliando le 160 pagine del libro, è che ci volevano uno scrittore per bambini e un disegnatore che per i bambini lavora da sempre, per arrivare a tanta schietta, naturale ferocia espressiva. Inferno e Paradiso per essere concepiti richiedono una visione molto poco bipartisan. Si deve essere faziosi come padre Dante, e decisi nello smistare le anime di qui o di là, senza se e senza ma. Senza pudori nell'invettiva, senza remare nell'aggiornare il fetido catalogo delle colpe e delle dannazioni; entrano il genocidio, lo stupro della democrazia, il leccaculaggio dei potenti "col grufo lordo di merdagna", la corruzione, la pornografia dei sentimenti in tv. E senza ipocrisie, perché nel gioco (serissimo) dei buoni e dei cattivi urge avere una moralità a prova di sfumature, in bianco e nero come il tratto di Altan.
Bijan Zarmandili e Seyed Farian Sabahi su La grande casa di Monirrieh
L'autore Bijan Zarmandili e Seyed Farian Sabahi, giornalista, già docente di Storia dell’Iran contemporaneo all’Università di Ginevra, presentano La grande casa di Monirrieh. Un dibattito e un reading. L'evento è stato registrato il 18 ottobre 2004 a Milano, presso la libreria Feltrinelli di P.zza Piemonte.
Di cosa parliamo quando parliamo di Al Qaeda. Intervista a Jason Burke
‟ Tendenzialmente, dopo l'11 settembre 2001, si è cominciato a considerare tutte le minacce terroristiche come il lavoro di un solo uomo: Osama Bin Laden. Mentre il più delle volte era il coordinatore di progetti altrui piuttosto che il capo che poteva contare su risorse proprie. Funzionava un po' da venture capital del terrore: gli sottoponevano un'idea e lui aiutava nel finanziamento e netta messa a punto… L'idea di Al Qaeda è così meravigliosamente semplice che se non esistesse dovremmo inventarla. Le agenzie Antiterrorismo possono applicare l'approccio standard: hanno un bersaglio. E l'Fbi, un po' come l'antimafia da voi, ha bisogno di un'entità di cui si può essere membri. Tuttavia vari governi - quello americano, britannico, uzbeko, filippino e russo per citarne alcuni - se ne sono approfittati a fini interni. Avevano problemi domestici significativi, vuoi decenni di abusi di diritti umani, vuoi politiche imperialistiche in atto. E invece di intavolare seriamente un rapporto con il mondo islamico hanno eletto un super-nemico che li esonerava da tutte le responsabilità: "Al Qaeda ci attacca, noi rispondiamo". Anche in Iraq i cosiddetti "guerriglieri stranieri" sono solo una manciata, eppure se ne parla moltissimo: perché è più facile dare la colpa all'Internazionale del terrore piuttosto che ammettere che c'è una feroce resistenza interna.”
Michael scatenato: colloquio con Michael Moore
Parla il regista americano che con il film 'Fahrenheit 9/11' ha dichiarato guerra al presidente George Bush. E dice cosa pensa dello sfidante democratico John Kerry.