Banana Yoshimoto. Giapponesi e quarantenni nel mezzo di una crisi di nervi
L'autrice più famosa del Giappone e la principessa esaurita: due donne e un destino che ha molto in comune. Perché? "Siamo nel cuore di una lotta generazionale… Avere quarant'anni in Giappone significa vivere in una terra di mezzo, sospesa tra i più tradizionalisti, che non riescono a stare al passo coi tempi, e i giovani che si godono il benessere economico con spensieratezza. Noi non ci identifichiamo con nessuno di questi due modelli. Anche Masako probabilmente ha questa difficoltà. Arranchiamo e cerchiamo a tentoni un nuovo sistema di valori". Banana è un po' l'icona vivente di come questa ricerca di nuovi valori possa portare a un processo di integrazione tra vecchio e nuovo. Lei ha un pupazzetto buffo (il fantasmino Q- Taro) tatuato sulla spalla sinistra e ascolta i Red Hot Chili Peppers, ma è in grado di celebrare la meticolosissima cerimonia del Tè. Ha una passione irremovibile per l'ultratradizionale "teatro No", ma poi si scopre che il suo regista preferito è Dario Argento: "Quando ho visto per la prima volta Suspiria, a 14 anni, ho capito di non essere sola".
Iran, il corpo della rivolta. Intervista a Bijan Zarmandili, autore di La grande casa di Monirrieh
Un'idea di libertà che corre lungo la storia dell'Iran moderno, attraverso il corpo ferito di una giovane donna che ha cercato di lavare con la morte lo scandalo che la perdita della sua verginità ha provocato intorno a lei. Al centro del romanzo che il giornalista iraniano Bijan Zarmandili, che è nato a Teheran ma vive a Roma fin dal 1960 dove si occupa del Medio Oriente per il gruppo Espresso, c'è la memoria dolente, ma portata con grande coraggio, di una donna e dei suoi affetti. Ma c'è anche una delle chiavi possibili per accedere a quel mondo musulmano che rappresenta per molti aspetti, almeno in Occidente, il grande "altro" della nostra epoca. Un colloquio con Zarmandili supera perciò necessariamente i confini, sempre che ne abbia, della letteratura.
La mia Europa tradita dai giovani. Intervista a Péter Esterházy
Lo scrittore ungherese riceve alla Fiera del Libro di Francoforte il Premio della Pace assegnato dall’Unione dei librai tedeschi. La consegna del premio avverrà domenica 10 ottobre in forma solenne nella Paulskirche, luogo sacro alla memoria tedesca: fu qui infatti che fra il 1848 e il 1849 i rappresentanti della Federazione germanica si riunirono per dare una costituzione al Paese. Istituito nel 1950, il Friedenspreis vanta nella sua storia alcuni fra i nomi più importanti di scrittori e intellettuali tedeschi ma non solo, come Albert Schweitzer (’51), Hermann Hesse (’55), Karl Jaspers (’58), Max Frisch (’76), Octavio Paz (’84), Amos Oz (’92), Mario Vargas Llosa (’96). Con il disincanto che gli è proprio, Esterházy commenta: "Si tratta di uno dei più importanti premi in Europa, un riconoscimento che può essere inteso anche come un sostegno per il proprio lavoro. Anche se purtroppo, nel lavoro quotidiano, nella scrittura quotidiana non c’è premio che possa aiutare, per quanto grande".
Sono ghiotto anche di formiche africane. Cuochi si diventa 2 di Allan Bay
‟Finalmente anche da noi prende piede una cultura culinaria. In Francia si parla di cucina da 300 anni, in Giappone da mille, in Cina da 2 mila. Il mandarino cinese, il mercante giapponese, il nobile francese non potevano ignorare l'argomento. E anche oggi un giapponese disinteressato al cibo è considerato un parvenu…. Io sono curioso. Ghiotto e curioso. Ho sempre mangiato e provato di tutto: le formiche in Africa e la loturia cruda (detta volgarmente cacca di mare) in Cina. Ho imparato a cucinare per riprodurre i piatti più insoliti e gustosi che incontravo sulle tavole del mondo…”