Giulietto Chiesa a Radio Popolare sulle relazioni tra Usa e Comunità europea

Giulietto Chiesa a Radio Popolare sulle relazioni tra Usa e Comunità europea

Giulietto Chiesa, autore di Superclan, intervistato da Bruna Miorelli dai microfoni di Radio Popolare, il 16 aprile 2003, sulle relazioni tra Usa e Comunità europea nel dopoguerra all’Iraq.

Intervista a Gino Strada: ‟Bagdad. Mai visto un disastro simile”

Intervista a Gino Strada: ‟Bagdad. Mai visto un disastro simile”

Ci sono momenti in cui è il medico che parla. E la voce di Gino Strada suona come quella di un uomo che sa essere lucido anche quando intorno si spara. "Oggi a Bagdad i feriti muoiono nelle moschee, dagli ospedali ormai è sparito tutto. Da questa mattina ne cercheremo uno che ci dia un minimo di garanzie di sicurezza e lì rimetteremo in funzione un reparto – dice il chirurgo dalla capitale irachena –. Ci vorranno un paio di giorni. Poi il passaparola in città farà il resto. Appena si saprà che c’è un centro chirurgico di una Ong italiana dove si può essere operati, gli iracheni verranno a farsi curare".
Un minuto più tardi il chirurgo che da anni ricuce ferite di guerra nel mondo, dall’Afghanistan alla Sierra Leone, lascia spazio al semplice testimone oculare: "Non ho mai visto niente del genere – racconta al telefono –. La città è avvolta dal fumo, piena di incendi, non si respira, Per la strada regna l’anarchia: oggi qui nessuno sembra al sicuro. I soldati della coalizione sparano e poi se ne vanno. Nelle vie di Bagdad si incontrano soltanto cadaveri e sciacalli, tanti sciacalli e purtroppo anche tanti cadaveri. Io credo che se nel mondo si sapesse quello che accade quaggiù, sarebbe chiaro a tutti che la guerra è un obbrobrio, è massacrare persone, privarle della dignità, ridurle alla fame, al latrocinio, al saccheggio, persino dei loro ospedali".

L'Iraq, la guerra e l'utopia ragionevole. Intervista a Salvatore Veca

L'Iraq, la guerra e l'utopia ragionevole. Intervista a Salvatore Veca

"Non bisogna arrendersi alla falsa necessità del riduzionismo, non bisogna rinunciare all'utopia e all'esplorazione del possibile e non bisogna cadere nell'errore fatale dell'utopia della società perfetta, del costruttivismo politico e della povertà dello storicismo. Occorre l'esercizio di un'utopia ragionevole, un'utopia che prenda sul serio il mondo com'è, e noi nel mondo come siamo, ed esplora assetti e modelli istituzionali e pratiche sociali come, entro vincoli dati, possono essere. Accettare i vincoli, vuol dire che non tutto è possibile, ma ciò non equivale a sostenere che nulla è possibile e che lo spazio del politicamente possibile sia inesorabilmente uno spazio vuoto". Sono parole del professore Salvatore Veca, autore di La bellezza e gli oppressi. Dieci lezioni sull'idea di giustizia, in cui sono presentate le idee fondamentali per una teoria della giustizia internazionale. Veca concluse l'opera qualche giorno dopo l'undici settembre del 2001, come se avesse intuito il difficile momento che ci avrebbe atteso. Preside della facoltà di scienze politiche di Pavia, presso la quale insegna filosofia della politica, Veca è uno dei maggiori ricercatori sui temi del rapporto etica-politica e della giustizia. Come molti, sta vivendo con apprensione la guerra in Iraq.

Umberto  Galimberti: intervista su I vizi capitali e i nuovi vizi

Umberto Galimberti: intervista su I vizi capitali e i nuovi vizi

"I vizi individuali sono i vizi capitali, i vizi collettivi sono invece i vizi sociali. I primi vengono oggi curati, dei secondi basta prendere coscienza per discostarsi e non essere compiutamente inseriti in questa dinamica di incosciente alienazione."