Intervista a John Foot su Milano dopo il miracolo

Intervista a John Foot su Milano dopo il miracolo

La passerella delle sfilate e l’ufficio tutto vetri e computer hanno soppiantato la catena di montaggio. Armani al posto di Falck. E l’emigrante che dal Sud arrivava alla Stazione Centrale ha ceduto il passo a un catalogo di volti che parlano di tanti mondi, ben più lontani. Negli ultimi cinquant’anni Milano è stata al centro di tutte le grandi trasformazioni sociali, culturali, politiche ed economiche che hanno trasformato l’Italia. Questo libro ne racconta la storia in maniera non convenzionale, tracciando un’avvincente biografia della città e dei suoi abitanti anche attraverso gli edifici (le case di ringhiera e i palazzoni dei quartieri dormitorio), il design, la moda, la televisione, il cinema. Tante microstorie che, insieme, contribuiscono a spiegare i macrocambiamenti di Milano dal dopoguerra a oggi: un intreccio di vitalità, ricchezza, innovazione e conflitto sociale che ha le sue radici negli anni Cinquanta e Sessanta, quando la capitale del ‟miracolo” guida lo straordinario boom economico del Paese. Poi, sempre in prima linea, Milano vive il Sessantotto e gli ‟anni di piombo”; si reinventa negli anni Ottanta, come epicentro della moda, della pubblicità e del terziario, tiene a battesimo nuovi fenomeni come la Lega e Forza Italia. E da ‟capitale morale” diventa Tangentopoli. L’analisi di Foot abbraccia tutti questi fenomeni con un occhio allenato da una salda metodologia storica, cosi da cogliere le dinamiche profonde e i problemi brucianti che stanno dietro la città-vetrina.

Intervista a Paul Smaïl, o Jacques-Alain Léger o Melmoth o Dashiell Hedayat o…

Intervista a Paul Smaïl, o Jacques-Alain Léger o Melmoth o Dashiell Hedayat o…

Abbiamo intervistato il provocatorio autore, dopo l'uscita in Francia della fiction politica On en est là, in cui Jack-Alain Léger ha rivelato di essere anche Paul Smaïl, l'autore di Ali il Magnifico.
‟Ho cambiato molti pseudonimi, ho cominciato come Melmoth, diventando poi Dashiell Hedayat. Sono francese, ma con una macedonia di origini, nonno inglese, bisbisnonna algerina, sangue ebreo, insomma, non mi sento di nessuna origine.”

Voltaire, maestro di tolleranza sempre più attuale. Intervista a Lorenzo Bianchi

Voltaire, maestro di tolleranza sempre più attuale. Intervista a Lorenzo Bianchi

Spesso scopriamo che alcuni episodi apparentemente insignificanti o curiosi della vita di un uomo di genio sono, in realtà, estremamente rivelatori della sua intelligenza. E' il caso di Voltaire - al secolo François-Marie Arouet, - filosofo, storico, politico, poeta e romanziere, nonché figura di punta dell'Illuminismo francese e di tutto il XVIII secolo. Un giorno egli acquistò il palazzo di Ferney, dove progettava di trascorrere in pace gli ultimi anni della sua vita. Sembrerebbe un gesto di nessuna rilevanza, ma indagando più a fondo si scopre che la proprietà era a cavallo del confine tra Francia e Svizzera ; in questo modo, dal momento che la sua schiettezza e le sue idee progressiste gli avevano alienato i potenti di tutta l'Europa, Voltaire ogni giorno poteva scegliere il lato dove correva minor pericolo di finire nelle mani dei gendarmi, e passeggiare nel giardino che apparteneva alla Confederazione elvetica o in quello situato nella madrepatria.
Per riassaporare lo spirito e la sagacia di colui che seppe condensare il suo pensiero e la sua critica della società francese in celeberrimi motti - "Se Dio non esistesse bisognerebbe inventarlo", esclamò di fronte all'ateismo di Diderot; "Disapprovo ciò che dici, ma difenderò sino alla morte il tuo diritto di dirlo", diceva difendendo il principio della tolleranza, - possiamo rileggere i suoi racconti filosofici, riuniti in una nuova edizione in Pot-pourri. Ne parliamo con Lorenzo Bianchi, curatore del volume e docente di Storia della filosofia del Rinascimento all'Università di Napoli.

Costa, tutti i dubbi della Traviata

Costa, tutti i dubbi della Traviata

"Carla Corso " sindacalista delle prostitute, si è commossa fino alle lacrime. E Lella Costa, in camerino, esausta dopo una recita della "Traviata " che sta portando in giro per l’Italia, e che questa sera approderà al Modena di Sampierdarena, ha capito di aver fatto centro, di aver toccato i nervi sempre scoperti di un problema antico come il mondo.
"Eppure non mi sono concessa aggiornamenti arbitrari rispetto al romanzo d’amore ottocentesco " assicura.
Si, ride, anzi si sorride sempre con quest’attrice diplomata all’accademia dei filodrammatici di Milano, dove è nata 51 anni fa, ed esplosa tra i fasti cabarettistici dello Zelig. Ma il lato profondo e riflessivo che il grande pubblico non conosceva, anno dopo anno, ha preso sempre più campo, fino a un Otello riletto come la tragedia di un amore difficile tra una nobildonna e un immigrato, fino a un’"Orazione" recitata in memoria di Ilaria Alpi, la giornalista uccisa in Somalia.
Questa "Traviata" è un mix tra l’opera verdiana e il suo protototipo letterario, "La signora delle amelie"di Dumas.
"Il risultato più evidente dell’ibridazione - dice la protagonista monologante - , è che il personaggio femminile si hiama Margherita, come nel romanzo (e non Violetta) e lui Alfredo come nell’opera. Ma ci sono molti altri punti di fusione".
Al copione ha messo mano lei stessa con il regista Gabriele Vacis, perpetuando un sodalizio che ormai dura dai tempi di "Stanca di guerra" e che l’attrice si augura "duri per sempre".