La storia? Solo latte versato. Intervista a Chico Buarque

La storia? Solo latte versato. Intervista a Chico Buarque

Dopo la Budapest immaginaria del suo precedente romanzo, Chico Buarque torna in Brasile. E lo fa raccontandone gli ultimi due secoli della sua storia in meno di 150 pagine. È Latte versato, l’ultima fatica letteraria del grande musicista accolta entusiasticamente sia dai lettori che dai critici brasiliani.
Una nostra intervista a Chico Buarque.

Sempre più antitaliano. Intervista a Giorgio Bocca

Sempre più antitaliano. Intervista a Giorgio Bocca

Che cos’altro ha visto mutare il ‟provinciale” Bocca? Uno sguardo ‟provinciale” sull’Italia del 2007 è ancora possibile? ‟In questi anni di Berlusconi i piccoli passi che si erano fatti sono stati cancellati. Il provinciale è la storia di un illuso”.

‟Biancovermiglio, una madre assassina?” Intervista a Benedetta Cibrario

‟Biancovermiglio, una madre assassina?” Intervista a Benedetta Cibrario

Sotto cieli noncuranti ‟non è un giallo, e neppure un thriller, anche se è molto diverso da quel Rossovermiglio di tre anni fa che l'ha rivelata al pubblico e alla critica, vincendo un po' a sorpresa il premio Campiello del 2008. Là si trattava della storia d'una donna e della sua tenace lotta per dare un senso alla propria vita, dalla Torino anteguerra molto formalista e classista alla Toscana della modernità. C'era una voce che raccontava se stessa. Qui la scrittrice forse stupirà il suo pubblico: si è rivolta infatti alla strumentazione del libro di genere, ma per farne un uso molto personale. La vicenda è narrata da diversi punti di vista narrativi, sempre femminili.”

Enrico Deaglio: Perlasca, quello scomodo gentiluomo fascista

Enrico Deaglio: Perlasca, quello scomodo gentiluomo fascista

Giorgio Perlasca è un eroe. Lo sanno tutti. L´ha consacrato perfino la tv con quel bel film interpetrato da Luca Zingaretti. Ma il riconoscimento è recente, recentissimo. Fino all´87, questo commerciante padovano fascista, ex volontario nella Guerra di Spagna che, nell´inverno 1944, a Budapest, riuscì a salvare dallo sterminio nazista più di 5.000 ebrei, spacciandosi per il console spagnolo, sfornando salvacondotti falsi, difendendo otto case rifugio, trovando cibo, strappando ragazzi ai treni della morte di Eichmann, questo "magnifico impostore" era stato ignorato da tutti. Eppure, come in parte ricorda in questa lettera amara, nel '45 aveva consegnato un rapporto su quel che aveva fatto ai ministri degli Esteri italiano e spagnolo, e più tardi aveva parlato con Giuseppe Pella, Alcide De Gasperi, con i liberali triestini. Aveva anche mandato il suo diario al Messaggero Veneto: nessuno gli dette retta.
Perlasca si chiuse in un riserbo naturale e risentito, che si sciolse solo quando alcune donne ebree ungheresi, ragazzine da lui salvate ai tempi della guerra, nell´87 lo rintracciarono con annunci sui giornali e poi lo fecero riconoscere "Giusto tra i Giusti" allo Yad VaShem di Gerusalemme. Sì, dopo l´hanno onorato l´Ungheria, gli Stati Uniti, e anche l´Italia lo fece cavaliere e gli attribuì il vitalizio della Legge Bacchelli. Ma cinquant´anni di silenzio, quando si va alla "deriva" e si fa fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, si sta in una casa misera e senza telefono, sono tanti. La rabbia che esprime questa lettera non deve né stupire, né togliergli un briciolo di onore, anche se usa frasi antipatiche.
Ne parliamo con Enrico Deaglio che Perlasca lo conobbe bene, accompagnandolo per due anni in giro per il mondo, e soprattutto scrivendo su di lui, nel 1991, un bellissimo libro, La banalità del bene.