Sanguineti: "Sms e chat non distruggono la poesia"
"Sono un gatto lupesco e laido e lieto", così
Edoardo Sanguineti si presenta ai lettori nella nuova raccolta di poesie, appena
pubblicata e di fresco premiata con il Premio Bagutta a Milano. "È
un'espressione che deriva da un componimento del Duecento italiano",
racconta il poeta genovese tra lo scrosciare di tazzine da caffè di un bar
sotto i portici del Carlo Felice e l'insistenza della pioggia che chiude la
vista oltre le vetrine.
"Ho scelto 'gatto lupesco' come titolo del libro perché questo animale di
fanta-zoologia di tradizione medioevale mi rappresenta bene, in modo
divertente". Settantadue anni da compiere nei prossimi giorni, una carriera
accademica conclusa da poco, una produzione poetica che si può inscrivere tra Laborintus
del 1956 e questa ultima fatica, Sanguineti amplia i suoi gesti con una
sigaretta che non fuma stretta tra le dita: "Il libro è un contenitore che
mette insieme i lavori degli ultimi vent'anni con in più circa cento pagine di
inediti. Le raccolte precedenti erano esaurite e questa si è rivelata anche
un'ottima occasione per rimetterle in circolazione tutte insieme".
Il libro racchiude i meccanismi più intimi della produzione di Sanguineti, dai
travestimenti di poesie celebri di Pascoli e Catullo alle cartoline, dai
componimenti occasionali nella sezione 'Poesie fuggitive' ai lavori contaminati
dagli emoticon e dei linguaggi delle nuove tecnologie: "Ho adottato questa
soluzione soprattutto nell'ultima poesia del libro, un modo per fare appello al
silenzio. Con gli emoticon ho inteso concludere un discorso, utilizzando questa
scrittura come un geroglifico che viene a surrogare la parola e a bruciarla, a
consumarla".
Le bambine-oggetto tra consumo e spettacolo. Intervista a Loredana Lipperini
L’educazione sociale come condizione performatrice dell’identità sessuale: le differenze fra uomini e donne non sarebbero una questione di natura, ma di cultura. Dalla parte delle bambine di Elena Gianini Belotti, testo fondamentale per il femminismo negli anni Settanta, si costruiva proprio a partire da questa idea, indagando i luoghi di formazione per eccellenza: la famiglia e la scuola. Loredana Lipperini nel suo ultimo libro Ancora dalle parte delle bambine raccoglie il testimone e aggiorna questa analisi. Ma il segno di novità più rilevante delle sue riflessioni riguarda il terreno d’indagine: oggi la partita si gioca, soprattutto, sul piano del consumo e dello spettacolo.
Violenza sulle donne. Colloquio con Loredana Lipperini
‟Quella delle donne è una questione rimossa, non risolta neanche quando si pensava che certe conquiste fossero consolidate.” L’intervento di Loredana Lipperini, autrice di Ancora dalla parte delle bambine.
‟Dalla parte delle bambine” per crescere belle persone. Intervista a Loredana Lipperini
‟Si deve fare in modo che bambine e bambini cerchino una strada personale, e non seguano quella tracciata dalle immagini e dalle sollecitazioni che vengono loro forniti”.