Nelle librerie per dire no al razzismo. Intervista a Carlo Feltrinelli

Nelle librerie per dire no al razzismo. Intervista a Carlo Feltrinelli

La campagna, che andrà avanti per tutto il 2009 e in tutta Italia, parte domani da Milano con un gesto simbolico collettivo: su un gigantesco pannello nero, la scritta in bianco "Il razzismo è una brutta storia. Copriamolo di no". A scriverci sopra tanti "no", così fitti da cancellare il bianco, cominceranno Vinicio Capossela, Michele Serra, i Pali e Dispari, Massimo Cirri, Giovanna Zucconi, Gaetano Liguori, Lara Saint Paul, Licia Maglietta. Poi, giovedì, incontro di Gad Lerner con gli amici e le amiche di Abba per parlare del "Razzismo di sempre e di oggi". A due mesi e mezzo dalla fiaccolata di migliaia di milanesi e della seconda generazione di immigrati a cui Abdoul Guibre apparteneva, a riprendere il discorso sul razzismo non sono movimenti, partiti, istituzioni, ma la casa editrice Feltrinelli, che mobilita le librerie (gli appuntamenti sono a quella di piazza Piemonte, in diretta su maxischermo si vedranno nelle librerie di Mantova e Udine, per il resto del 2009 saranno coinvolte le Feltrinelli di tutte le altre città), uomini di cultura e di spettacolo.

La riscoperta dell’uomo artigiano. Intervista al sociologo Richard Sennett

La riscoperta dell’uomo artigiano. Intervista al sociologo Richard Sennett

‟Con l’espressione ‘uomo artigiano’ non mi riferisco solamente a chi pratica un lavoro manuale artigianale, ma a chi si impegna nel fare un buon lavoro, nell’arte del saper fare, e ne sviluppa le abilità specifiche. Una vasta gamma di lavori richiede tecniche complesse. Pensiamo anche alle infermiere. Forse non hanno bisogno di un lungo addestramento, ma le loro tecniche sono raffinate e utilissime alla società. Su questo tema è importante evitare lo snobismo, non pensare che solo professioni molto complicate richiedano abilità sofisticate. ‟

La sapienza e la bellezza. Intervista a Salvatore Natoli

La sapienza e la bellezza. Intervista a Salvatore Natoli

È, sorprendentemente, un libro di filosofia, scritto con stile nitido, di agevole assimilazione, eppure nelle sue pieghe si annida un peso specifico forte. È Natoli stesso a spiegarlo, con una sua riflessione sul modo errato di vivere il tempo presente.

Sei volte Bisio. Vi pare poco? Un’intervista

Sei volte Bisio. Vi pare poco? Un’intervista

Claudio Bisio arriva di corsa. E con l'etichetta del prezzo ancora attaccata ai pantaloni nuovi. Dice: ‟Mi sa che mi sono vestito troppo in fretta”. Sorride, strappa il cartellino e si butta su una poltrona. Rilassato e inquieto. Lui è così, un tipo doppio: uno che si muove anche se sta fermo. Uno che dice anche se sta zitto. Sarà la faccia, che cambia in continuazione. Saranno gli occhi, che guardano tutto contemporaneamente. Comincia a parlare. E a fare confusione: risponde alle domande prima che tu le abbia finite, e poi chiede: ‟Scusa, che cosa volevi sapere?”. Dice che ha poco tempo, ma poi allarga le risposte all'infinito. Saluta tutti quelli che provano a interrompere l'intervista, assicura che non disturbano affatto: e poi li mette alla porta. Dice di essere un ottimista e intanto ha gli occhi tristi. È qui per parlare del suo presente da star, ma continua a evocare il suo passato barricadero (‟Avevo vent'anni nel '77, non so se mi spiego”). Essere tutto e il contrario di tutto è, forse, nella sua natura…