Amos Oz: ‟Questa politica che fa ridere le pietre”. Un’intervista

Amos Oz: ‟Questa politica che fa ridere le pietre”. Un’intervista

Amos Oz torna in Italia con un nuovo romanzo, Non dire notte. Non proprio nuovo: lo ha scritto nei primissimi anni Novanta, pubblicato nel 1994. Storia di una coppia a metà della vita, lui, Theo, architetto sessantenne, lei, Noa, insegnante di quindici anni più giovane. Vita monotona, forse rassegnata, in una cittadina di provincia (Tel Kedar, ma è un’invenzione), alla frontiera con il deserto del Negev. Poi uno studente di lei, Immanuel, amico di un cane ‟tristissimo”, viene ritrovato cadavere ai piedi di una rupe, forse suicida, forse in preda alla droga. Il padre Avraham Orvieto si ripresenta dalla Nigeria per il funerale e perché vorrebbe che nel ricordo del figlio venisse creato un centro per aiutare altri giovani come Immanuel, tossicodipendenti d’Israele. Affida il compito a Noa, l’insegnante più amata dal figlio, almeno secondo Avraham. Tel Kedar è un posto come qualsiasi altro: paure, rancori e altro. La stampa insorge: non ci lasceremo trasformare nella spazzatura di tutta la nazione. Malgrado la generosità di Noa e dei suoi amici, si immagina come finirà. Il bilancio tuttavia, almeno per lei e per Theo, sarà buono: lei e Theo riaccendono un amore stanco.

Amos Oz: ‟Compromesso unica scelta”. Un’intervista

Amos Oz: ‟Compromesso unica scelta”. Un’intervista

‟Ci sono 5.5 milioni di ebrei che non possono andare da nessuna parte perche non c'è alcun posto dove andare. E ci sono 4 milioni di palestinesi che non possono andare da nessuna parte perche non c'è alcun posto dove andare. Non possiamo diventare una famiglia felice, perche non c'è una sola famiglia. Casomai ci sono due famiglie infelici che devono dividere la loro casa in due piccoli appartamenti. Questo è il compromesso che alla fine dovrà prevalere. Non so dire quando avverrà, ma ci sarà semplicemente perché non ci sono alternative.”

C’è un Israele della Cnn diverso dal paese della vita quotidiana. Intervista ad Amos Oz

C’è un Israele della Cnn diverso dal paese della vita quotidiana. Intervista ad Amos Oz

‟Ogni mio romanzo inizia con delle voci e non so da dove vengano perché i miei personaggi non sono mai creati da modelli reali. Avevo un vicino che diceva che ogni volta che passava davanti alla finestra del mio studio si ravviava i capelli, mettendosi a tiro per entrare nel romanzo. Non so da dove vengano le voci. Restano voci a lungo, non sapevo nulla di Theo e Noa, però sentivo un uomo stanco del mondo e una donna mercuriale e amante dei cambiamenti. Discutevo con loro, gli dicevo ‟andatevene da un altro scrittore”, ma insistevano a restare lì...”

Contro l’afasia della memoria. Intervista a Paolo Nori

Contro l’afasia della memoria. Intervista a Paolo Nori

Noi la farem la vendetta di Paolo Nori vince il Pozzale, il premio letterario nato dalla lotta partigiana. ‟Volevo fare un romanzo sulla violenza dello Stato, e a Reggio Emilia, nel ’60, mi sembra ci sia stata una dimostrazione esemplare di brutalità, stupidità e mancanza di misericordia. E dato che al processo sono stati assolti tutti con motivazioni ridicole e che tra i miei coetanei, anche qui in Emilia, di questo episodio non sapeva niente nessuno, o quasi, ma anche dato che - io per primo - ci meravigliamo quando succedono le cose che son successe a Genova nel 2001”.