Il racconto come forma di protezione. Intervista a Domenico Starnone

Il racconto come forma di protezione. Intervista a Domenico Starnone

Domenico Starnone e la scrittura. Un'indagine attorno allo scrivere che non è un'attività, un'occupazione o un ‟lavoro”, e nemmeno un divertimento, ma una necessità assoluta, prima, insostituibile, una mania: la ragione stessa del vivere. In questa intervista rivela i ‟retroscena” della scrittura: la passione di raccontare, e quindi il desiderio di scrivere, da dove vengono. Infine, ciò che lo lega a Torino.

Non c’è Eden neppure in Basilicata. Intervista a Domenico Starnone

Non c’è Eden neppure in Basilicata. Intervista a Domenico Starnone

"Il napoletano è la mia lingua madre. Lì c'è la verità, nel bene e nel male. Le mie prime esperienze, le emozioni più segrete sono in questa lingua. L'oscenità dialettale per me ha funzione di sintesi. Ha il merito di andare alla radice del desiderio e della violenza, dell'allegria e del dramma. Ne faccio uso a tratti per segnalare che la lingua italiana è solo un coperchio messo su un lessico più vero. Quanto a Napoli è la mia città, una metropoli con tratti magnifici e tratti terribili. L'amo perchè ha segnato la mia infanzia, la mia adolescenza, la mia giovinezza. Ma è un amore capriccioso. La sogno quando ne sono lontano, come una città leggendaria. La detesto appena mi avvicino".

Domenico Starnone presenta e legge Labilità

Domenico Starnone presenta e legge Labilità

La presentazione di Labilità e la lettura di alcuni passi del libro. L’incontro si è svolto durante l’edizione 2005 della Fiera Internazionale del libro di Torino. La registrazione è stata effettuata il 7 maggio 2005.

Nella testa dell’altro. Intervista a Niall Griffiths

Nella testa dell’altro. Intervista a Niall Griffiths

‟Personalmente, sono convinto che il contatto sessuale appartenga alla sfera della divinità. Il sesso fa sì che questo romanzo si collochi all’opposto del nichilismo, etichetta che spesso i critici affibbiano ai miei romanzi. Perché dimostra che l’estasi, in questo mondo e nella nostra pelle, è ancora possibile.”