Manuel Vázquez Montalbán presenta Millennio
Millennio non è solo l’ultima incredibile avventura dell’amato Pepe Carvalho ma anche, secondo il medesimo Montalbán, ‟un ansioso pellegrinaggio laico per un mondo sempre più ipocritamente religioso, nel quale vengono chiamati ogni giorno gli dei per giustificare guerre sante ed egemonie economico-militari”.
Manuel Vázquez Montalbán anticipa i temi del libro ad "Help".
Montalbán, la vita nei libri. Il ricordo di Manolo nelle parole della sua amica e traduttrice Hado Lyria
‟Viaggiava moltissimo, da sempre e con la famiglia. Ha visitato quasi tutti i luoghi descritti nei suoi libri e a volte scompariva per ore. Anche quando era molto famoso, trascorreva tanto tempo a parlare con la gente comune, a lungo, con sincero interesse. Infatti tutti gli raccontavano tutto. Era una grande ascoltatore e profondamente interessato alla vita quotidiana dei posti che visitava. Le ore di pace, le trascorreva nella sua casa di Gerona oppure in barca, infatti nella seconda parte di Millennio c'è la descrizione di una traversata dell'oceano in solitaria. Ormai lo sanno tutti che è nato nel barrio Chino e che è stato l'unico del suo quartiere da decenni e per decenni a essersi laureato. Era convinto che la sua genuina passione per il sapere lo avrebbe riscattato e, guidato da principi morali solidissimi, ha saputo usare quella volontà di riscatto sociale non in senso carrieristico, ma per dividere con altri quello che aveva imparato. Credo che lo sentisse come un impegno, un modo di riscattare tutto il barrio Chino, il quartiere degli sconfitti.”
Il ritorno di Jo. La Serrano riscrive un classico
‟Nel romanzo c'è una forte enfasi sulla storia del Cile, dove il golpe militare è un punto fermo, fa da spartiacque nella storia delle protagoniste. Ma mi interessava soprattutto raccontare della perdita di un mondo rurale, che ha a che fare con la mia infanzia. È come tornare a sentire le proprie radici, sapere di appartenere a un luogo in cui, peraltro, vivere oggi è un piccolo lusso. C'è un presidente socialista, la cultura è più importante che in passato, resta molto da fare ma si è sulla buona strada. Pinochet è un cadavere politico, di cui perfino la destra tenta di disfarsi, e del quale si occupa la giustizia. Il dolore, la rabbia, i morti restano e fanno parte delle nostre storie personali, ma da un punto di vista politico il paese è avanzato molto sulla strada della riconciliazione.”
Intervista a Marcela Serrano su Arrivederci piccole donne
Perché ha scritto Arrivederci piccole donne?
Il romanzo è una sorta di remake di Piccole donne di Louisa May
Alcott. Forse può sembrare strana l’idea di rifarsi a un classico dell’Ottocento.
In realtà, si tratta di una scelta particolare che ha origine nella mia
adolescenza. Molte generazioni di donne, inclusa la mia, si sono formate su
questo romanzo, per moltissime di noi quello della Alcott è stato il primo
romanzo che abbiamo letto. Mentre i ragazzini si appassionavano le avventure di
Salgari o Verne, noi sognavamo con le storie della Alcott. Il suo romanzo ha
definito la nostra identità femminile, per tutta la vita. E quando ho
riscoperto quanto fosse profondamente radicato in me, quando mi sono resa conto
che la mia stessa vita letteraria era stata fortemente influenzata dal tema
delle quattro sorelle March ho deciso di farle rivivere, trasportandole nel
Ventesimo secolo a Santiago del Cile, nel mio paese e nella mia epoca.
Volevo far rivivere nell’attualità le quattro piccole donne della mia
infanzia. Per questo ho scritto il romanzo. [...]