Intervista a Marcela Serrano su Arrivederci piccole donne
Perché ha scritto Arrivederci piccole donne?
Il romanzo è una sorta di remake di Piccole donne di Louisa May
Alcott. Forse può sembrare strana l’idea di rifarsi a un classico dell’Ottocento.
In realtà, si tratta di una scelta particolare che ha origine nella mia
adolescenza. Molte generazioni di donne, inclusa la mia, si sono formate su
questo romanzo, per moltissime di noi quello della Alcott è stato il primo
romanzo che abbiamo letto. Mentre i ragazzini si appassionavano le avventure di
Salgari o Verne, noi sognavamo con le storie della Alcott. Il suo romanzo ha
definito la nostra identità femminile, per tutta la vita. E quando ho
riscoperto quanto fosse profondamente radicato in me, quando mi sono resa conto
che la mia stessa vita letteraria era stata fortemente influenzata dal tema
delle quattro sorelle March ho deciso di farle rivivere, trasportandole nel
Ventesimo secolo a Santiago del Cile, nel mio paese e nella mia epoca.
Volevo far rivivere nell’attualità le quattro piccole donne della mia
infanzia. Per questo ho scritto il romanzo. [...]
Le voci di Tristano raccontate da Tabucchi. Intervista all’autore di Tristano muore
La letteratura, come grande serbatoio in cui andremo tutti ad abitare, è quasi un aldilà che è qui tra noi, è il grande spazio della libertà. Se c'è un'erosione dello spazio della letteratura, una prospettiva totalitarista acquisisce più credibilità: sicuramente sarebbe un duro colpo, una vera mazzata alla libertà di essere e di pensare, uno strizzare la nostra anima. È qui che vedo il vero grande pericolo: nel divorare, erodere sempre più questo spazio di grande libertà che è la letteratura per creare degli alieni o degli omuncoli o comunque delle creature viventi molto remissive che consumano, nascono, vivono, muoiono, come fossero indirizzate verso la prospettiva di trasformarsi in vegetali.
Andrea Panaccione presenta Stalin sconosciuto
Andrea Panaccione, storico e autore della postazione al libro dei fratelli Medvedev, risponde ad alcune domande su Stalin sconosciuto. Tra gli argomenti il ‟secondo stalinismo”, la leggenda dell’‟erede segreto”, i grandi filoni interpretativi su Stalin. Ascolta l’intervista.
Marco Archetti, il fiuto dello scrittore
"Aspetti che salvo. Un attimo e sono da lei" . Marco Archetti è davanti al computer. Pesta sui tasti freneticamente, quando la nostra telefonata lo interrompe. Il bresciano, che ha esordito lo scorso anno con il romanzo Lola Motel, parteciperà a settembre al Festivaletteratura di Mantova, unico italiano nella sezione "Scritture giovani": sarà presentato con uno scrittore tedesco, un inglese e uno svedese. E parteciperà ai festival omologhi nei rispettivi Paesi. In questi giorni è in libreria Vent’anni che non dormo, il secondo romanzo di Archetti.