Isabel Allende: video di La città delle bestie
In un documentario di 45 minuti, la grande scrittrice presenta, tra le stupende immagini dell'Amazzonia, il suo La città delle bestie.
Desmond Tutu: Così è nato il Sudafrica democratico
Della Commissione per la Verità e la Riconciliazione Desmond Tutu fu il presidente ma soprattutto il garante. Fu grazie alla sua statura morale - l’arcivescovo, 74 anni, ha vinto il premio Nobel nella Pace 1984 per la sua lotta contro l’apartheid - che centinaia di ex carnefici accettarono di sfilare davanti alla Commissione. E migliaia di vittime scelsero di mettere da parte la ricerca di vendetta personale.
Misteri metafisici. John Haskell parla di American Purgatorio
Un uomo di nome Jack si ferma a una stazione di servizio per comprarsi da mangiare, ma al suo ritorno la moglie Anne e la macchina sono scomparsi. Il protagonista, dopo aver trovato a casa una misteriosa mappa dell'America, si mette sulle tracce di Anne, in un itinerario che lo porta da New York a San Diego. Una premessa che ricorda il libro Il respiro di Lisa di Karel Glastra van Loon o il film Frantic di Roman Polanski, in cui i protagonisti inseguono la loro donna che sembra svanita nel nulla. Ma American Purgatorio, romanzo d'esordio di John Haskell (collaboratore di "Granta" e "The Paris Review", e autore di una raccolta di racconti intitolata Non sono Jackson Pollock, Bookever 2004), non è una detective story e nemmeno un libro on the road, ma una sorta di mystery metafisico-esistenziale. Perché quello di Jack è soprattutto un percorso spirituale all'interno della propria mente. Ispirato al viaggio di Dante in Purgatorio e diviso in sette capitoli, che sono i sette peccati capitali, il romanzo di Haskell può però essere letto anche come un'allegoria dell'America post 11 settembre, e più in generale come la vana ricerca di un significato nell'esistenza di ogni uomo.
Lo scrittore più polemico d’Italia. Intervista a Giuseppe Montesano
Montesano è stato battezzato dall’inserto dei libri di Le Monde come ‟uno dei romanzieri più polemici d’Italia”, intento a ‟dipingere i suoi contemporanei con un humour feroce e un vero talento narrativo”. Di questa vita menzognera viene venduto benissimo in tutta la Francia, recensito e discusso come se fosse una lente che ingrandisce l’Italia di oggi e deformandola ne riproduce il profilo. Chiacchieriamo seduti davanti a un bar dietro la Riviera di Chiaia, fra palazzi opulenti e il frastuono penetrante di macchine e motorini. Montesano ha i capelli corti, un po’ ingrigiti, gli occhialini tondi e la parlata molle della Campania interna. ‟Sono rimasto a Sant’Arpino, nella casa dei miei genitori, perché a Napoli mi pareva impossibile vivere. Ma da qualche anno, due o tre al massimo, siamo stati invasi dal cemento. Sono arrivati prima i centri commerciali, poi i palazzi e le villette. Ora non c’è un metro quadrato libero, divampano gli abusi e le case popolari sono talmente brutte che restano lì vuote, chi le ha avute in assegnazione non ci vuole abitare. I paesi soffocano e sto pensando di andarmene”.