Rwanda, storia di un genocidio. Intervista a Gil Courtemanche
Il giornalista canadese Gil Courtemanche era in Rwanda nel 1994 quando, in tre mesi, quasi un milione di tutsi furono massacrati dagli hutu in una delle operazioni di pulizia etnica per cui è tristemente famoso il secolo scorso. Una domenica in piscina a Kigali non è un romanzo, inteso come opera di finzione narrativa, e non è neppure un reportage. Del romanzo ha la caratterizzazione dei personaggi, tutti veramente esistiti, a cui l'autore ha prestato voce e sentimenti, e la storia d'amore che dura quanto dura il massacro, poco più di novanta giorni. Della cronaca giornalistica ha l'attenzione per il dettaglio, ma c'è anche una partecipazione sofferta, una condivisione delle sorti delle vittime che trasforma la prosa scarna di un testimone oculare in una sorta di orazione funebre, un memento ai "miei amici ruandesi travolti dalla bufera" e ad "alcuni anonimi eroi ancora in vita".
Alberione, Bay e Mojoli presentano Mondovino
Un documentario sul vino può scatenare passioni forti fino allo scontro ‟ideologico”? In questa presentazione, Allan Bay, critico gastronomico e gourmet d’eccezione, e Giacomo Mojoli, vicepresidente internazionale Slow Food, attraverso il vino e il cibo, esprimono due diverse visioni del mondo. È possibile conciliare le esigenze del mercato con la qualità del prodotto e il rispetto della tradizione? E cos'è la tradizione? Sono alcuni dei punti "caldi" della discussione tra Bay e Mojoli.
Con un intervento del critico cinematografico Ezio Alberione.
La registrazione è stata effettuata il 17 giugno 2005 alla "Feltrinelli libri e musica" di Piazza Piemonte a Milano.
La gran repubblica della letteratura. Intervista a Enrique Vila-Matas
‟Un giorno passerò in rassegna le molteplici e diversissime risposte che ho dato alla domanda sul perché io sia diventato uno scrittore. Proprio come Pessoa, che conteneva vari poeti molto diversi tra loro (i famosi eteronimi), io ho dato molte versioni sull’origine della mia vocazione. Suppongo che manchi ancora quella vera. Te la do adesso, se vuoi. Mi annoiavo molto d’estate a dover passare per forza la giornata in spiaggia con la mia famiglia. Decisi di separarmi da loro e andare a scrivere sotto un pino. Ciò mi dava almeno un po’ di libertà all’interno della reclusione, perché comunque non potevo allontanarmi dalla spiaggia. Starmene all’ombra e relativamente lontano dalla famiglia mi portò a scoprire la libertà e forse cominciai a sospettare che la scrittura era la libertà. Credo sia stata la scoperta più importante della mia vita”.
‟Non è la fine dell'Europa”. Intervista a Jean-Paul Fitoussi
‟Il progetto di Blair mi sembra soprattutto retorico, non realista, nella misura in cui per modernizzare l'Europa bisognerebbe consacrarvi dei mezzi ben superiori a quelli del bilancio europeo. Dire che se venissero dati i mezzi attribuiti ora alla Pac (politica agricola) all'insegnamento superiore e alla ricerca e sviluppo si risolverebbe il problema del futuro dell'Unione, significa prendere un po' in giro tutti quanti. La Pac assorbe lo 0,35% del prodotto interno lordo europeo. E con lo 0,35% non si fa molto per l'insegnamento superiore, per la ricerca e sviluppo, per l'innovazione. Invece, se ci fosse un riorientamento delle risorse destinate alla Pac si avrebbe una rinazionalizzazione della politica agricola. È una buona strategia? Non credo. L'Europa protegge meno degli Usa i propri agricoltori. In altri termini, con le proposte di Blair vediamo cosa perdiamo ma non cosa si guadagna. Se vogliamo fare della ricerca e dell'insegnamento superiore una politica comune, allora bisogna aumentare il bilancio dell'Unione”.