In nome dell’amore ai tempi dei kamikaze. Intervista a Amos Oz
‟Non sono stanco della tragedia mediorientale, né di agire come attivista. Sono stanco di parlare da analista. Vedo che sia tra i palestinesi fanatici che tra gli israeliani fanatici esistono forti propensioni al suicidio. Su entrambi i versanti ci sono persone disposte a uccidere e a morire per ciò che, a loro modo di vedere, è più importante della vita stessa. E per un fanatico quasi tutto è più importante della vita. Il kamikaze, non va dimenticato, prima di ogni altra cosa è - donna o uomo che sia - un individuo con tendenze suicide. Essendo un fanatico, però, vuole portare altri con sé. D’altronde, lo slogan 'viva la muerte' non è stato inventato né in Israele né in Palestina”.
Erri De Luca presenta Solo andata
Il drammatico viaggio di un gruppo di emigranti clandestini verso i ‟porti del nord”. Un poema scabro, tragico, potente. Erri De Luca, in queste registrazioni audio, svela le motivazioni, i segreti di una prosa che va ‟troppo spesso a capo” e approfondisce altre tematiche che gli stanno particolarmente a cuore: il rapporto con la lingua italiana, con il dialetto, con la sua città, Napoli, e con la poesia.
La registrazione è avventuta il 20 giugno 2005, presso la Feltrinelli Libri Musica, in piazza Piemonte a Milano.
‟E adesso vino in sala!”. Intervista a Jonathan Nossiter
‟Lavoro in questo settore da 15 anni e la mia impressione è che più passa il tempo meno capisco questo mondo perché è molto complesso. Il vino è come una catena, una catena complessa e difficile da comprendere, ma una catena fra le persone come dovrebbe essere anche il cinema. Quello che c'è di bello nel mondo del vino è l'istinto a condividere. Sono sicuro che se il mio film avesse trattato l'industria farmaceutica invece che quella vinicola mai sarei riuscito a mettere insieme i più grandi produttori. Con il vino, nonostante le tante difficoltà, ci sono riuscito”.
Laicità, le idee forti per rompere l’assedio. Intervista a Remo Bodei
‟L’idea di tolleranza nasce dalla stanchezza per le sanguinose guerre di religione, protrattesi in Europa dal 500 alla metà del 600. Di fronte alla pretesa di imporre con le armi una confessione religiosa sull’altra, si fece un passo indietro. Passando dai valori ultimi ai valori penultimi. Un processo complicato, favorito anche da motivi economici. E che ha schiuso la via della democrazia, proprio sul filo dell’idea di 'tolleranza' di John Locke. E però dietro la tolleranza e dietro la democrazia che vi si associa, affiora non già un valore debole. Bensì assoluto: il valore della compatibilità dei valori. L’idea di uno spazio neutro, laico e non anticristiano. Dentro il quale tutti possono stare, a certe condizioni di riconoscimento reciproco. Il fatto che questo principio, attaccato da Pio IX nel Sillabo, sia poi divenuto sinonimo di lottizzazione dei valori, di pluralismo indifferente, ha aperto dei varchi alla critica confessionale. Ciò tuttavia non significa che la Chiesa vanti buoni ragioni contro il rispetto della libertà di coscienza. Quanto alla cosiddetta dittatura del relativismo, è un’accusa insensata. Perché il relativismo non si impone a nessuno. In definitiva: non può esserci, né può venir imposta una verità assoluta. Una 'veritatis splendor'. Come che sia, nessuno ne detiene il monopolio. La forza dei laici non sta tanto nella tolleranza, termine ormai inadeguato, quanto piuttosto nella capacità di creare uno spazio pubblico di confronto. Tra tutti coloro che hanno credenze e convinzioni diverse. Perciò siamo fermamente tenuti a difendere tale spazio pubblico. E a separare lo stato dalla Chiesa, il diritto dalla morale, i fatti dalle preferenze. E tutto ciò rappresenta di per sé un valore. Nonché il presupposto per riconoscersi in valori comuni: razionalità, dubbio, diritti umani, pace, giustizia. Sono regole e insieme valori. Non possono essere soltanto monopolio della fede religiosa. Certo, il mondo è complesso e terribile, e occorre sempre trovare un accordo contro il peggio. Magari anche in sintonia con l’etica cristiana, ma discutendo. Ciò che va evitato però è l’eccesso di fair play, che non giova nemmeno alla religione. Ciascuno difenda con coraggio ciò in cui crede. Gli yes man e i devoti laici che portano lo strascico, demonizzando l’avversario, sono patetici”.