Intervista a Pierre-Jean Luizard su La questione irachena
Questo libro offre le chiavi di lettura storiche e politiche per comprendere l’origine dei conflitti attuali riguardanti l’Iraq.
Baudelaire, I fiori del male: nuova edizione e intervista al traduttore
Dopo un lavoro più che ventennale, esce la nuova traduzione integrale de I
fiori del male di Charles Baudelaire ad opera di Antonio Prete,
intellettuale salentino, docente di letteratura comparata presso l’università
di Siena, coordinatore del dottorato di Comparatistica e traduzione letteraria,
critico, traduttore e prosatore. La nuova traduzione è condotta sul testo,
riportato a fronte, proposto da Claude Pichois nella leggendaria collana
francese della Pléiade di Gallimard, edito nel 1975 sulle importanti
valutazioni di Jacques Crépet e Georges Blin. Il canzoniere di Baudelaire
apparve una prima volta a Parigi nel 1857, guadagnandosi subito un atto di
sequestro e una condanna per oltraggio alla pubblica morale e decenza. Il clima,
e la giuria, era quello del processo al Flaubert di Madame Bovary. Il
testo, epurato, tornò in vendita, e poi, in seconda edizione, nel 1861, con l’architettura
voluta dall’autore, che morirà, quarantaseienne, nel 1867, diventando
immediatamente un mito per la generazione dei "maledetti" e per la
poesia contemporanea.
I fiori del male spalancano l’orizzonte contrastato della modernità e
brillano, insieme, della luce composta e conturbante del classico. Con
disponibilità, Prete ci conduce nelle pieghe ammalianti del suo Baudelaire.
Ascoltiamolo.
Adriana Cavarero presenta A più voci
"Nel mio libro cerco di fare una ricostruzione della storia della voce come una specie di controstoria rispetto alla ben più nota storia del concetto. Faccio quindi giocare, per così dire, la Sirena contro il filosofo."
La fisicità della voce e la sua unicità di appartenenza sono il perno che permette di ancorare il discorso filosofico a una coralità di individualità singole, modulate sull’intesa e sulla dipendenza reciproca.
Interviste a Ippolita Avalli su Nascere non basta
"Vera Giovanna è un po' come un trapezista, se dovessi dire di lei rispetto a tutto quello che le succede... i capelloni, il rapporto torbido con il giovane di ottima famiglia della provincia italiana, il suo andare a Parigi, il rapporto con il padre..."
Le interviste al sito Feltrinelli e a Fahrenheit Radio3 (10 febbraio 2003).