Saudade & gulash. Budapest di Chico Buarque
‟La dittatura del mio paese pur commettendo delitti fu meno sanguinosa delle altre, fino quasi a stemperarsi negli ultimi anni. Ma la cosa più terribile di un paese sotto i militari, sotto la dittatura, al di là della sua efferatezza, è il senso di paura, d’incertezza che pervade tutta la vita pubblica e le singole esistenze di ogni individuo. Quando ero in Italia negli anni Sessanta mi dicevano di non tornare perché non potevo sapere cosa mi sarebbe successo. Il pericolo di una dittatura non totalitaria è che chi scrive canzoni, romanzi, film possa limitarsi lui stesso, possa autocensurarsi perché non è netta la linea di demarcazione tra il lecito e il proibito, ma se si sa sfruttare questa situazione è anche un’opportunità. Per esempio io sapevo che i testi col mio nome sarebbero stati censurati e allora scrissi con un altro nome, Julinho da Adelaide, il mio samba Acorda amor (una coppia di amanti all’irruzione all’alba della polizia urla ‟Chiama i ladri, chiama i ladri”, ndr). C’era la possibilità di un esercizio dell’intelligenza che non era possibile in altri paesi sudamericani. Sono stati comunque anni terribili proprio per questa mancanza di prospettive future, stai all’estero e non sai quando potrai ritornare nel tuo paese, tra la tua gente, e intanto ti domandi se non stai sbagliando a non tornare; fuori magari sei accolto bene ma a lungo andare resti agli occhi di tutti un esule, uno che non è più di là ne sarà mai completamente di qua.”
Chico Buarque: presentazione e reading video dal romanzo Budapest
Chico presenta Budapest con Valeria Gandus. La registrazione audio dell'evento dell'8 febbraio 2005, a la Feltrinelli di P.zza Piemonte a Milano, e un reading video dal romanzo. Inoltre, il commento audio del traduttore.
Chico Buarque, samba sul Danubio
Chico Buarque classe 1944, da Rio de Janeiro, gigante della Musica Popolare Brasiliana, giocoliere delle parole, autore teatrale, scrittore. Molte sue canzoni sono tatuate nell'immaginario collettivo al di qua e al d là dell'oceano, come un soffio di vento caldo, sensuale tropicale. Brani come O que serà , Apesar de voce, Construcao, Retrato in branco e preto, Calice A banda e tantissimi altri ancora, che in Italia abbiamo ascoltato nell'interpretazione di Mina, Fossati, Mannoia, Jannacci, Vanoni, e che hanno fatto conoscere al mondo intero come l’immensa profondità dei testi a volte si possa sposare felicemente anche con i ritmi del samba e della bossa nova Buarque è in Italia a presentare il suo ultimo libro Budapest, in testa nella classifica brasiliana dei libri più venduti da ben 94 settimane. Romanzo circolare e onirico, che ruota intorno all'enigma dell'identità e alle chimere dei linguaggi e delle incomunicabilità. Ambientato tra due città (Rio e Budapest), due idiomi, due amori, due vite parallele. Protagonista José Costa, ghostwriter in crisi, professionista della prosa e della convivenza, dilettante in amore e in poesia.
Una lingua magica e sconosciuta: Budapest di Chico Buarque
"José Costa decide di lasciare il suo paese, proverà a dimenticare la sua lingua per imparare un'altra lingua e per dimenticare meglio la sua lingua e per fare ciò ha scelto la lingua più estranea a lui, l'ungherese, appunto. Prima di scrivere questo libro sapevo qualche parola di ungherese. Budapest è sempre una città un po' sognata, molto inventata. E' come uno prima di viaggiare che studia la mappa della città, le cartine stradali. Io lo faccio spesso, prima di viaggiare. A volte nemmeno faccio il viaggio. Lo preparo tanto, ma non lo faccio: guardo dov'è l'albergo, se c'è vicino un parco dove potrò camminare. Un tipo di viaggio tutto dentro alla stanza, e questo l'ho fatto anche con Budapest. Non ci sono andato, non ci sono mai stato. Mi sono procurato una guida turistica, qualche dizionario e ho voluto lasciare molto chiaro che non conoscessi bene Budapest. Per ambientare un romanzo a Budapest bisognerebbe starci almeno vent'anni. Leggo molti racconti di viaggio in qualche città. Uno ci va, ci rimane un po' di tempo e poi scrive, ma è sempre un po' superficiale perché c'è una falsa intimità che si crea con la città."