Sanguineti poeta globale

Sanguineti poeta globale

Edoardo Sanguineti si apre e parla di sé, dei suoi gusti e della sua vita. Un libro originale Mikrokosmos dove si vengono a conoscere aspetti inediti della sua vita. È un'antologia di poesie, densa di riferimenti culturali e storico-sociali come tutta la sua produzione letteraria. Però è arricchita da una biografia e dalle "risposte a un questionario" dove si viene a sapere, tra le altre cose, che uno degli intellettuali più significativi del Novecento italiano, da piccolo voleva fare il ballerino. Però, per sbaglio, gli venne diagnosticata una grave malattia cardiaca e dovette rinunciare al suo sogno. La cosa più cara per Sanguineti è la moglie Luciana e la sua paura più grande è il dolore fisico. Vorrebbe vivere nell'Africa nera e ama le aringhe crude. Del suo aspetto fisico non cambierebbe niente, "ognuno ha la faccia e il naso che si merita". I suoi poeti sono Lucrezio, Dante e Baudelaire. I film più amati, i primi tre di Buñuel. L'eroina? Rosa Luxemburg. Tutte informazioni che un attento lettore di Sanguineti sa già rintracciare nei suoi testi.

Che cantastorie quel giornalista! Intervista a Michele Loporcaro

Che cantastorie quel giornalista! Intervista a Michele Loporcaro

Se il linguaggio della tv ma anche dei quotidiani è un compendio di populismo, ammiccamenti, superficialità, questo dipende dal fatto che la stampa si è allontanata dai valori riassumibili nella formula del giornalismo come quarto potere e nell'idea della notizia come informazione. Suona come una condanna senza appello quella pronunciata in Cattive notizie. La retorica senza lumi dei mass media italiani, da Michele Loporcaro, 41 anni, romano, ordinario di linguistica romanza all'Università di Zurigo, autore di numerosi saggi pubblicati nel nostro paese e all'estero. È passando al microscopio tecnicamente, appunto, da linguista, la struttura narrativa dei testi giornalistici che Loporcaro arriva alle conclusioni severissime della sua originale analisi.

Il corpo come opera d'arte. Intervista a Quirino Conti

Il corpo come opera d'arte. Intervista a Quirino Conti

Evento ciclico e rituale, le sfilate di moda hanno almeno un pregio, quello di riportare l'attenzione su un mondo mitizzato ma anche da più parti osteggiato. Mentre il mondo ci sembra precipitare verso abissi di incomprensioni e di barbarie, a Milano sfila la moda del prossimo inverno. E sempre di più, privato del senso originario, quello di presentare alla stampa e ai compratori le nuove collezioni di stagione, l'appuntamento semestrale su cui convogliano gli interessi industriali, commerciali e di occupazione di manodopera è diventato una kermesse mondana che attira su di sé l'attenzione dei riflettori della trash tivù e dei giornali di gossip. Lasciando poco spazio perfino al lavoro degli stilisti, diventato marginale rispetto allo show di cui divette, celebrities e assessori non sono solo i protagonisti ma gli autori reali a vario titolo. Senza che, peraltro, gli stessi stilisti dimostrino la volontà di uno scatto d'orgoglio per il loro lavoro. Per fortuna, dice un atipico protagonista del design di moda Quirino Conti, "questo nulla toglie all'importanza della moda. Anche se quello che noi vediamo e quello che crediamo di sapere è solo ciò che lo spettacolo della moda ci lascia vedere e sapere. Invece, nonostante tutto, c'è più senso di quanto ci appare, perché la moda è una continua postulazione di modernità, di un sempre nuovo presente. E in molti casi è la parte visibile del tempo che passa, la sua ombra". Architetto che di mestiere fa lo stilista occulto, chiamato anche l'intellettuale della moda perché oltre a citare disinvoltamente Proust, Cocteau e Paul Bowles ha disegnato abiti che hanno vestito un Falstaff memorabile all'Opera di Ginevra, il Socrate di Vincenzo Cerami al Piccolo di Milano, il Don Giovanni del Teatro dell'Opera di Roma, ma ancor di più - mentre era liceale - il Don Chisciotte di Orson Welles, Conti ha appena Mai il mondo saprà. Conversazioni sulla moda. Un libro che sembra, allo stesso tempo, la dichiarazione di una struggente passione e un atto d'accusa, nato per "un'opera di bene", quella di tentare di far riconciliare la moda con l'arte e con la cultura.

Giorgio Bocca: Alluvione Berlusconi

Giorgio Bocca: Alluvione Berlusconi

Mai citare lo tsunami, per rispetto di quell'onda assassina e dei suoi morti, ma un'alluvione di fango, di cattivi pensieri, di pessima educazione, di interessi privati, di volgarità o di parole senza senso ha sommerso anche noi o questa povera ltalia, malata, come descrive il titolo dell'ultimo libro di Giorgio Bocca, L'Italia l'è malada, citando una canzone che risale ai tempi di fine Ottocento, delle rivolte contadine, tra Mantova e Rovigo, una canzone che intonava: ‟L'Italia l'è malada! e Lenino l'è il dottore! e per far guarire l'Italia! ci vuole rivoluzion”.