Un giornalista che col clamore della sua voce è sceso in campo con Berlusconi quando Berlusconi è sceso in campo, ha promesso sul suo giornale di un familiare di Berlusconi, un’azione clamorosa e dimostrativa contro uno degli attori italiani noti in tutto il mondo: Roberto Benigni. Sarà fatto bersaglio, promette il giornalista, di uova e ortaggi in una manifestazione canora seguita da milioni di telespettatori. Perché? Perché il grande attore, come è nella tradizione più nobile (Shakespeare insegna) sbeffeggia il monarca di turno della commedia. Come vuole il copione il monarca tace, ma il valletto promette vendetta. Ampi e vari sono stati commenti su questo «raid» annunciato.
Ma curiosamente, in un paese cattolico come l’Italia, nessuno, credo, si è soffermato sulla definizione che il giornalista ha dato della sua promessa incursione. «Faremo la notte della zizzania», ha scritto.
La zizzania è una pianta della famiglia delle graminacee (il loglio) e comprende varie specie, fra cui una velenosa, detta «loglio cattivo» o, appunto, zizzania, dal greco antico passato poi nel tardo latino che definisce l’erba maligna che mescolandosi al frumento lo rosica e lo intossica. Il loglio cattivo o zizzania (da cui il detto spargere o seminare zizzania) è stato frequentemente assunto dalla letteratura, da Dante («tosto si vedrà de la ricolta/ de la mala coltura quando il loglio/ si lagnerà che l’arca li sia tolta») al Manzoni («era una marmaglia d’ortiche, di felci, di logli»). Ma l’attestato più antico dove la zizzania è assunta a metafora del Maligno è il Vangelo (Matteo, XIII, 24-30), nella parabola del buon grano e della zizzania. «Il regno dei cieli è simile a un uomo che seminò buon seme nel suo campo. Ma intanto che gli uomini dormivano venne il suo nemico e seminò della zizzania in mezzo al frumento e se ne andò. Quando l’erba nacque e fece frutto comparve anche la zizzania. I servi del padrone di casa vennero a raccontagli la cosa: «Signore, non hai tu seminato buon seme nel tuo campo? Com’è dunque che c’è della zizzania?». Egli rispose loro: «Un mio nemico ha fatto questo». Risposero i servi: «Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla?». «No, rispose loro il signore, affinché raccogliendo la zizzania non strappiate per avventura anche il frumento. Lasciateli crescere insieme, l’uno e l’altro, fino a mietitura: al tempo della raccolta dirò ai mietitori: estirpate prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il frumento invece portatelo nel mio granaio».
In Italia, oggi, si sparge zizzania come se fosse una festa, si fa della velenosa zizzania un «party» mediatico e sociale. Quasi con allegria la pianta velenosa è diffusa dalle voci rimbombanti sui media. Forse è meglio non raccoglierla. Aspettiamo la mietitura?
Antonio Tabucchi

Antonio Tabucchi

Antonio Tabucchi (Pisa, 1943 - Lisbona, 2012) ha pubblicato Piazza d’Italia (Milano, 1975), Il piccolo naviglio (Milano, 1978), Il gioco del rovescio (Milano, 1981), Donna di Porto Pim (Palermo, 1983), Notturno indiano (Palermo, 1984), I volatili del Beato Angelico (Palermo, 1987), Sogni di sogni (Palermo, 1992), Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa (Palermo, 1994), Marconi, se ben mi ricordo (Roma, 1997), La gastrite di Platone (Palermo, 1998), Racconti con figure (Palermo, 2011) e, con Feltrinelli, Piccoli equivoci senza importanza (1985), Il filo dell’orizzonte (1986), I dialoghi mancati (1988; nuova edizione che comprende anche Marconi, se ben mi ricordo, 2019), la nuova edizione de Il gioco del rovescio (1988), Un baule pieno di gente (1990, nuova edizione 2019), L’angelo nero (1991), Requiem (1992), la riedizione di Piazza d’Italia (1993), Sostiene Pereira (1994, premio Viareggio-Rèpaci, premio Campiello, premio Scanno, premio dei Lettori e Prix Européen Jean Monnet), La testa perduta di Damasceno Monteiro (1997), Gli Zingari e il Rinascimento. Vivere da Rom a Firenze (1999), Si sta facendo sempre più tardi (2001, Prix France Culture 2002), Autobiografie altrui (2003), Tristano muore (2004, miglior libro dell’anno secondo la rivista francese “Lire”), Racconti (2005), L’oca al passo (2006), Il tempo invecchia in fretta (2009), Viaggi e altri viaggi (2010), la riedizione de Il piccolo naviglio (2011), Romanzi (2012), Di tutto resta un poco (2013), Per Isabel (2013). Ha curato l’edizione italiana dell’opera di Fernando Pessoa e ha tradotto le poesie di Carlos Drummond De Andrade (Sentimento del mondo, Torino, 1987). Ha ricevuto il Prix Médicis étranger e il Prix Européen de la Littérature in Francia;

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