E' la prima condanna per l´anziano padrino di Cinisi, 79 anni, mai una sentenza per omicidio né per mafia. Impastato denunciava i suoi affari e le complicità politiche. «È finita l´impunità di un boss. Il ruolo dei pentiti si è rivelato essenziale», dicono il procuratore Pietro Grasso e il sostituto Franca Imbergamo. Ma i misteri su quel delitto e le complicità eccellenti di cui ha goduto il padrino della vecchia mafia non si esauriscono con la sentenza. «Adesso bisogna indagare sui depistaggi istituzionali, messi in atto da alcuni carabinieri e magistrati», dice l´avvocato Vincenzo Gervasi, legale degli Impastato. «Troppi ritardi per giungere alla verità», denuncia Umberto Santino, presidente del centro intitolato a Impastato, che ha condotto un´indagine parallela e ha ottenuto la riapertura del caso. E i depistaggi sono ormai consacrati agli atti della commissione antimafia della scorsa legislatura. Badalamenti, detenuto in un carcere del New Jersey per scontare una condanna per droga, fa sapere: «Sono innocente». La madre di Impastato, Felicia Bartolotta, continua ad accusarlo: «Paga per la sua colpa. Non lo perdono, come potrei». «Alla fine, malgrado le difficoltà, la verità è venuta a galla», dicono all´unisono il presidente dell´Antimafia Roberto Centaro e il procuratore nazionale Pierluigi Vigna.

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