Il presidente pachistano pervaiz Musharraf ha indetto per il 30 aprile un referendum nazionale, per prolungare di cinque anni il suo mandato prima delle elezioni politiche di ottobre. La mossa, che consentirà ai militari di mantenere il controllo del paese visto che Musharraf rimarrebbe anche il capo di stato maggiore dell’esercito, non è priva di rischi politici ed è stata già condannata dai principali partiti pachistani. Musharraf, che si è impadronito del potere con un golpe nell’ottobre 1999, ha preso la decisione alla fine di marzo dopo aver conferito con gli alti generali e i comandanti dell’esercito che hanno approvato la mossa. Il governo federale e il recente Consiglio di sicurezza nazionale, controllato dai militari, hanno approvato la sua richiesta il 3 aprile, indicando il tipo di democrazia che ci si aspetta venga introdotta dopo ottobre. Secondo la Costituzione del 1973 il capo di Stato può indire referendum su questioni nazionali, ma il presidente può essere eletto soltanto dal parlamento. Musharraf ha detto di voler organizzare elezioni provinciali e nazionali entro la data di ottobre stabilita dalla Corte suprema, ma naturalmente non vuole correre il rischio di dipendere dal parlamento per essere eletto presidente. Luna di miele in pericolo Tutti i principali partiti politici del paese hanno condannato la sua decisione. I sindacati dei lavoratori e degli avvocati e i gruppi per la difesa dei diritti umani hanno lanciato un appello per boicottare il referendum. «Un generale in uniforme dovrebbe guidare gli eserciti, non i paesi. Non può cercare legittimazione politica con mezzi illegittimi», dice il più noto commentatore pachistano, Ayaz Amir. «La gente sarà anche impotente, ma sa riconoscere il ridicolo». Anche la nuova alleanza dei sei partiti islamici più importanti del paese ha reso noto che organizzerà un boicottaggio del referendum e che contesterà il risultato se Musharraf sarà eletto. Il Partito del popolo del Pakistan dell’ex primo ministro Benazir Bhutto ha dichiarato che «è costituzionalmente sbagliato e moralmente perverso che il generale trasformi la sua sete di potere in una questione nazionale sulla quale è richiesta l’opinione del popolo mediante referendum». È improbabile che Musharraf prenda sul serio queste critiche interne. Da tempo sostiene che solo lui e l’esercito sono in grado di sostenere le riforme economiche avviate dal suo governo, la guerra al terrorismo e il giro di vite ai gruppi estremisti islamici del Pakistan. Tuttavia, sono sempre di più i diplomatici occidentali secondo i quali Musharraf non sta arginando con efficacia i militanti islamici e starebbe persino cercando di calmarli in vista del referendum. Dei circa duemila militanti arrestati a gennaio, dopo la messa al bando di cinque gruppi estremisti, la maggior parte è stata liberata dopo la scadenza dei termini consentiti per trattenere i prigionieri senza capi d’accusa. I leader politici islamici non sono più agli arresti domiciliari, anche se negli ultimi due mesi in Pakistan gli atti terroristici sono aumentati. «La luna di miele di Musharraf con l’Occidente è in pericolo per la crescente vicinanza del presidente ai fondamentalisti», afferma Hussain Haqqani, uno studioso del Carnegie Endowment for International Peace di Washington in visita in Pakistan. Tuttavia è improbabile che gli Stati Uniti tolgano l’appoggio a Musharraf a meno di non notare una diffusa opposizione al referendum nelle strade del paese. Dopo tre anni di governo militare il processo politico pachistano è ricominciato. Ciò che accadrà in seguito non si può prevedere. Traduzione di Stefania De Franco
Ahmed Rashid

Ahmed Rashid

Ahmed Rashid (1948) è stato corrispondente per la “Far Eastern Economic Review”, attualmente scrive per “Daily Telegraph”, “International Herald Tribune”, “The New York Review of Books”, “Bbc Online”, “The Nation”. Suoi articoli in italiano appaiono su “Internazionale”. Compare regolarmente su canali internazionali di informazione come Cnn e Bbc. Segue i conflitti in Afghanistan da prima dell’invasione sovietica del 1979 ed è stato per lungo tempo l’unico giornalista accreditato nell’area. Feltrinelli ha pubblicato Talebani. Islam, petrolio e il Grande scontro in Asia centrale (2001, 2010), Nel cuore dell’Islam. Geopolitica e movimenti estremisti in Asia centrale (2002), Caos Asia. Il fallimento occidentale nella polveriera del mondo (2008, premio Terzani 2009) e Pericolo Pakistan (2013).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>