Jacques de Chabanne, signore di La Palisse, era un bravo generale francese che nel Cinquecento combatté in Italia e morì in battaglia a Pavia.
Ha legato il suo nome a un aggettivo che la sua austera vita militare non meritava, perché durante il suo elogio funebre qualcuno disse che un quarto d’ora prima di morire era ancora vivo. Da qui il termine "lapalissiano", che significa dire una cosa più che ovvia. Per esempio: l’acqua è bagnata. Lapalissiano. Con l’inizio della nuova Era, in Italia è iniziata una crociata contro il pensiero lapalissiano, trasportando il Paese verso un luogo metafisico, dove l’umidità dell’acqua non è più un dato evidente ma un mistero gaudioso. Per esempio: vi trovate in un altro qualsiasi paese d’Europa per partecipare a un convegno. E con convinzione affermate che il falso in bilancio è un reato. Il pubblico vi guarda con indulgenza, si scambia occhiate e pensa: bella scoperta, hai fatto tanta strada per venirci a dire che l’acqua è bagnata? Ma è lapalissiano! E allora voi, consapevoli che una profonda filosofia della politica del vostro Paese ha finalmente messo in crisi il noioso pensiero lapalissiano, esclamate: eh no, non è mica così ovvio, signori miei, in Italia una legge garantisce che il falso in bilancio non è reato, perciò se vi venisse la voglia di farlo, venite a farlo in Italia. E poi continuate: il patrimonio pubblico di uno stato appartiene a tutti i cittadini di quello stato, dunque il presidente della repubblica francese non può vendere la Torre Eiffel a un rottamatore. Il pubblico vi guarda con la stessa indulgenza, e pensa di nuovo: bella scoperta, è lapalissiano. E allora voi dite: eh no, signori miei, non è così lapalissiano come pensate, in Italia il patrimonio pubblico è privato, e dunque, se qualcuno di voi volesse comprarsi il Colosseo e ci ha i danè per farlo, si faccia avanti. Anzi, già che ci siamo, possiamo fare un baratto: noi vi diamo il Colosseo e voi ci date la Torre Eiffel, ma con qualche miliardo sopra, perché il Colosso è più antico e secondo me anche meglio. E quelli devono incassare il colpo: due a zero. E a questo punto vi preparate al colpo grosso. La nostra Repubblica è fondata sulla Costituzione, dite scandendo bene le parole, perché è una repubblica nata opponendosi al fascismo, tanto che prima era una monarchia fascista. La reazione dell’ingenuo pubblico è la medesima, perché credevano che qualsiasi repubblica fosse fondata su una costituzione, altrimenti su che cavolo si fonderebbe mai una repubblica, sulle erbe depurative? E allora voi dite: one moment, non è poi così semplice, il presidente della RAI, la nostra televisione di stato, al convegno di un ex- partito fascista, a cui si sente vicino, e ciò si sente, ha affermato il contrario. Tre a zero.

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In Italia sopravvive ancora un antico pensiero lapalissiano, che politicamente dovrebbe opporsi alla distruzione del pensiero lapalissiano. Ma esso è attraversato da una profonda crisi, da un rovello filosofico di vaste proporzioni. I rappresentanti del pensiero lapalissiano, dubbiosi, si interrogano: ma sarà proprio vero che il Colosseo appartiene agli Italiani, e non, poniamo, al nipote della cugina della cognata dello zio del ministro dei Beni Culturali? Sarà proprio vero che la repubblica italiana è fondata sulla Costituzione e non sul patto che il presidente del consiglio ha stipulato con gli italiani con la garanzia di Bruno Vespa? Sarà proprio vero che difendere i diritti dei lavoratori è una posizione di sinistra? Sarà proprio vero che l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro e non sul libero licenziamento? E inoltre, si chiedono con tormento i residui difensori del pensiero lapalissiano, se noi affermiamo il nostro pensiero con chiarezza, non rischiamo di delegittimare l’avversario? E inoltre, queste gravi affermazioni non rischiano di dividere il Paese, di accendere il conflitto, di alzare troppo i toni della polemica? I toni vanno mantenuti bassi, altrimenti certi opinionisti devono alzarsi sulla punta dei piedi, e ci rimproverano sui loro giornali. Che figura ci facciamo? Questi dubbi scatenano una profonda discussione filosofica alla ricerca della verità: sì, in effetti, per principio, l’acqua sarebbe bagnata, ma bisogna verificare caso per caso. La discussione langue, la verità è difficile da raggiungere. Finché un giorno, un signore che ha la funzione di garantire che l’acqua è davvero bagnata, dichiara pubblicamente: l’acqua, avendo costituzione liquida, è naturalmente bagnata. A voi potrebbe sembrare una semplice constatazione idraulica, facendovi reagire come il pubblico di quel paese europeo quando gli dicevate che non si può vendere la Torre Eiffel. Ma in Italia un’affermazione come questa ha un altro valore, soprattutto se per caso c’era la televisione. E’ un avvenimento che merita titoli cubitali sui giornali che ancora si ostinano a sostenere che l’acqua è bagnata e l’esultanza di tutti quelli che per esplicito mandato elettorale avrebbero il compito di difendere l’umidità dell’acqua. Finalmente i responsabili del pensiero lapalissiano escono dai dubbi che li tormentano ed esultanti annunciano agli Italiani che la loro Repubblica è fondata su una Costituzione, e che quella Costituzione a sua volta si fonda sui valori della Resistenza e sull’antifascismo. Avevate qualche dubbio? Ebbene, basta con i dubbi! Anzi, vi diremo di più, a rischio di alzare i toni della polemica: gli acquazzoni che hanno devastato il Nord sono proprio bagnati, e la siccità che sta devastando il Sud è proprio asciutta!
Evviva, quello che fu detto del Signore di La Palisse è proprio vero: un quarto d’ora prima di morire era ancora vivo. E questo ci rassicura.

Antonio Tabucchi
Antonio Tabucchi

Antonio Tabucchi

Antonio Tabucchi (Pisa, 1943 - Lisbona, 2012) ha pubblicato Piazza d’Italia (Milano, 1975), Il piccolo naviglio (Milano, 1978), Il gioco del rovescio (Milano, 1981), Donna di Porto Pim (Palermo, 1983), Notturno indiano (Palermo, 1984), I volatili del Beato Angelico (Palermo, 1987), Sogni di sogni (Palermo, 1992), Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa (Palermo, 1994), Marconi, se ben mi ricordo (Roma, 1997), La gastrite di Platone (Palermo, 1998), Racconti con figure (Palermo, 2011) e, con Feltrinelli, Piccoli equivoci senza importanza (1985), Il filo dell’orizzonte (1986), I dialoghi mancati (1988; nuova edizione che comprende anche Marconi, se ben mi ricordo, 2019), la nuova edizione de Il gioco del rovescio (1988), Un baule pieno di gente (1990, nuova edizione 2019), L’angelo nero (1991), Requiem (1992), la riedizione di Piazza d’Italia (1993), Sostiene Pereira (1994, premio Viareggio-Rèpaci, premio Campiello, premio Scanno, premio dei Lettori e Prix Européen Jean Monnet), La testa perduta di Damasceno Monteiro (1997), Gli Zingari e il Rinascimento. Vivere da Rom a Firenze (1999), Si sta facendo sempre più tardi (2001, Prix France Culture 2002), Autobiografie altrui (2003), Tristano muore (2004, miglior libro dell’anno secondo la rivista francese “Lire”), Racconti (2005), L’oca al passo (2006), Il tempo invecchia in fretta (2009), Viaggi e altri viaggi (2010), la riedizione de Il piccolo naviglio (2011), Romanzi (2012), Di tutto resta un poco (2013), Per Isabel (2013). Ha curato l’edizione italiana dell’opera di Fernando Pessoa e ha tradotto le poesie di Carlos Drummond De Andrade (Sentimento del mondo, Torino, 1987). Ha ricevuto il Prix Médicis étranger e il Prix Européen de la Littérature in Francia;

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