Anche le più vaste e impegnative prediche delle nostre massime autorità religiose appaiono tutte intente a riaffermare le indicazioni della Bibbia, e a raccomandare la convivenza con l´Islam. Un impegnativo programma. Però rimuovono ogni accenno a un dato reale: la perfetta coesistenza quotidiana e millenaria fra divinità cattoliche e pagane, su tutto il nostro territorio.
Uno dei rari fatti fondamentali e positivi, per tutti noi.
Altro che le solite divisioni strumentali fra cattolici e laici di rappresentanza e di immagine: mentre chiunque sa e vede bene che siamo quasi tutti osservanti o miscredenti a seconda delle ore del giorno e delle circostanze della vita. Fra il pubblico e il privato, dal battesimo coi nonni alle ultime parole famose. Così come siamo contemporaneamente italiani e antitaliani, del resto. È la nostra famosa "identità nazionale", signore mie. Con una inveterata e sincera vocazione e assuefazione alle mediazioni e ai compromessi di posizione e di comando.
Ma nel caso dei culti pagani, la ferocia cristiana attraverso i secoli fu sempre più furibonda che le ostilità contro i "perfidi giudei" o i "cani infedeli". Distruzioni, massacri, iconoclastie, profanazioni di tombe. Contro una religione, oltre tutto, puramente spirituale. Fatta solo di miti e di simboli. Priva di organizzazioni o di eserciti, di gerarchie istituzionali, bracci secolari, autorità terrene, comunità che dicono la loro.
E certamente i dotti stranieri hanno parlato spesso di rinascita del pensiero antico e della trasmigrazione delle immagini mitiche sopravviventi. Però Giove e Giunone e Venere e Marte e Minerva e Diana e Apollo (con le sue Muse) e Nettuno e Bacco ed Esculapio e Mercurio e Cupido e il resto della grande troupe classica hanno sempre vissuto e lottato qui insieme a noi. E in ottima posizione, in tutti i "luoghi della memoria" (come i Musei), in compagnia di Gesù e della Madonna e di tutti gli Angeli e i Santi della serie cristiana, nonché di Sansone e Dalila, Abramo, Davide, Giuditta, Susanna, Salomone, Salomè... E in certi casi (Venere-Afrodite, Eros-Cupido) appaiono insostituibili, perché non si sono presentate divinità così specifiche.
Quindi, tutto OK per noi adesso: Mosè con Maometto con le Tre Grazie con Buddha, senza pregiudizi monoculturali. Siamo italiani e cattolici vaccinati a tutto: trasversali e di confine. E si continua a vivere tra Ninfe, Sirene, Amorini e Satiri, benché figure non riconosciute dalle autorità ufficiali. E dunque trattate come "sans papiers", anche se sono nate e vissute sul territorio; e le frequentiamo ogni giorno, con i beati e i martiri. Senza pregiudizi né intolleranze…
Alberto Arbasino

Alberto Arbasino

Alberto Arbasino, nato a Voghera nel 1930 si è laureato in Diritto Internazionale all'Università di Milano, è giornalista, saggista, critico musicale e scrittore di vasta cultura, di forte impegno civile e di salda intransigenza morale. Membro del Gruppo '63, ha collaborato con alcune importanti riviste come ‟L'illustrazione italiana”, ‟Officina”, ‟Il Mondo”, ‟Tempo presente”, ‟Il Verri”, e il quotidiano ‟La Repubblica”. La sua produzione narrativa e saggistica ci ha abituati a spregiudicate analisi della società e della cultura contemporanea. Della sua ricca e varia produzione, Feltrinelli ha pubblicato tra l’altro: L’anonimo lombardo, Fratelli d’Italia, Certi romanzi, La maleducazione teatrale. Strutturalismo e drammaturgia, Super-Eliogabalo, Sessanta posizioni e, più di recente, Rap! (2001, Premio nazionale Flaiano per la satira 2002) e Rap 2 (2002). Al commento politico e alla critica degli avvenimenti contemporanei ha dedicato dei saggi molto discussi come Fantasmi italiani, In questo stato (sul caso Moro), Un paese senza, Paesaggi italiani con zombi.

 

 

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