Roma
Con alte percentuali di consensi e qualche numero di varietà, il senato ha approvato ieri in via definitiva la nuova legge sui rimborsi elettorali ai partiti. Le nuove norme fissano un contributo complessivo di 125 milioni di euro per quest'anno, altrettanti per l'anno prossimo e altri 153 milioni per il periodo che va dall'inizio del 2004 alla fine della legislatura. I rimborsi verranno ripartiti secondo un criterio proporzionale tra le diverse forze politiche presenti in parlamento che abbiano ottenuto almeno l'1% dei voti alle ultime consultazioni, calcolando una cifra di 5 euro a elettore (un euro per ogni anno di legislatura). Hanno votato a favore del provvedimento quasi tutti i partiti, con l'eccezione dei Verdi, che si sono astenuti, e di Margherita e Udeur, che hanno votato contro. I motivi di dissenso del partito di Clemente Mastella, che per difendere le proprie ragioni ha addirittura annunciato (e confermato anche ieri) uno sciopero della fame, si devono al fatto che l'Udeur ha qualche problema a trovare un accordo sulla ripartizione dei fondi con gli amici della Margherita, dalle cui dotazioni dovrebbe attingere per assicurarsi il rimborso. L'ufficio di presidenza della camera è intervenuto solennemente per invitare Mastella a «desistere» dalla sua iniziativa di disobbedienza economica, ma non ha ancora ottenuto la sospensione dell'inconsueto digiuno.

Sulle divergenze sorte con l'Udeur, il capogruppo della Margherita al senato Willer Bordon ha affermato che «si cercherà di venire incontro alle richieste di Mastella, per buona pace dell'Ulivo». Bordon ha comunque motivato il «no» del suo gruppo «perché siamo contrari a una brutta legge che introduce un principio pericoloso che invita alla frantumazione dei partiti assegnando i finanziamenti ai soggetti che raggiungono l'1% dei consensi anche senza far parte delle coalizioni».

Per superare questa disagevole situazione la Margherita ha annunciato un nuovo disegno di legge sul finanziamento pubblico ai partiti, ma il voto contrario espresso ieri in aula ha provocato notevoli tensioni interne e ha aperto un nuovo fronte polemico con i Ds.

Alcuni senatori ex popolari e ex diniani sono usciti dall'aula al momento del voto per sottolineare che non erano d'accordo con Bordon, mentre il capogruppo dei Ds al senato, Gavino Angius, ha definito «incomprensibile, contradditorio e sbagliato» il no pronunciato dalla Margherita. A suo parere, al contrario, la legge approvata è da condividere: «E' giusto - ha dichiarato - finanziare i partiti, altrimenti non c'è partecipazione alla vita politica. Il finanziamento serve per difendere il pluralismo democratico nel paese».

Alle critiche di Angius ha risposto per la Margherita Arturo Parisi: «Siamo irritatissimi con i Ds perché è stato fatto un accordo sulla nostra testa tra loro e Forza Italia, i due partiti che hanno maggiori problemi di indebitamento».

Mastella, intanto, sciopera e minaccia di digiunare sine die davanti al Quirinale per convincere il presidente Ciampi a non controfirmare la legge «liberticida». Ma non è il solo ad aver promosso iniziative eccentirche intorno al tema del finanziamento ai partiti. Il leghista Calderoli, per esempio, è stato ancora più originale: ha presentato un ordine del giorno che esorta a non concedere i rimborsi elettorali a chi ieri ha votato contro la legge. Cosa ancora più bizzarra, il senato ha approvato l'odg.
Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli, nato a Milano nel 1963, giornalista, partecipa da vent’anni alle iniziative del movimento omosessuale, come militante, scrivendo, discutendo e anche litigando. Ha lavorato a “il manifesto” dal 1986 al 1996. Per Feltrinelli ha pubblicato Il movimento gay in Italia (1999) e ha curato, con Paola Mieli, Elementi di critica omosessuale (2002) di Mario Mieli.

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