"E’ fondamentale che l’Italia sia presente ad alto livello. A Johannesburg si prenderanno decisioni-chiave, bisogna esserci. Tanto più che il vostro Paese ha fatto molto, specialmente per l’Africa. E non si può dimenticare che proprio in Italia, qui a Trieste, sono collocate alcune istituzioni, finanziate dal vostro governo, che hanno importanza mondiale nella cooperazione con i Paesi meno sviluppati". Mohamed H.A. Hassan è sudanese e dirige l’Accademia del Terzo Mondo (Twas) che, assieme all’International Council of Sciences di Parigi, è l’unica organizzazione europea chiamata a stendere l’agenda del vertice. Da anni aiuta le intelligenze scientifiche dei Paesi poveri a non emigrare, fornendo loro supporti finanziari mirati e una rete di relazioni internazionali.

Perché Johannesburg vi ha cercato?
Perché siamo in grado di impostare una partnership Nord-Sud realmente paritaria. E’ la filosofia nata qui già trent’anni fa al Centro di fisica teorica fondato dal Nobel pachistano Abdus Salam. E' arrivato il momento di applicarla. Finora è stato il Nord a dettare al Sud strategie e programmi di sviluppo. Adesso il rapporto Nord-Sud deve diventare Sud-Nord. Tocca ai Paesi in via di sviluppo assumersi le loro responsabilità. Senza questo ribaltamento non cambierà nulla, i poveri andranno sempre a rimorchio.

L’Italia lo ha capito?
Negli ultimi anni l’Italia ha lavorato proprio su questo. Direi che, con la Svezia, è il Paese che ha capito meglio il problema. Oggi Roma può svolgere un ruolo fondamentale nella costruzione di una nuova, grande politica europea nel settore. Tanto più che proprio qui Prodi sta dando all’Ue un ruolo forte, propulsivo. Ci sono centinaia di milioni di euro pronti all’uso su progetti concreti. Gli europei sono consci della posta in gioco? Sono stati investiti in pieno da tutte le ultime tempeste globali. Guerre, inondazioni, cambi climatici, terrorismo, massiccia immigrazione clandestina. Tutto lo dice: cresce la consapevolezza che erigere muri non serve a niente, che l’unica soluzione è aiutare i poveri a essere meno poveri.

E l’America?
La decisione di Bush di non venire a Johannesburg parla da sola. Ho l’impressione che sia mal consigliato. Prima rifiuta di firmare la convenzione di Kyoto sul clima, poi chiede aiuto all’Accademia delle scienze americana. E l’Accademia gli dice: Lei ha torto, Mister President. Quelli di Kyoto hanno ragione. Anche l’America soffrirà del cambio climatico.

Dunque la scienza Usa è con voi.
Il modello italiano cresciuto qui ha ormai trovato pieno riconoscimento oltre Atlantico. Pensi che dopo l’11 settembre, la National Academy americana si è alleata con la Twas per studiare le radici del terrorismo. All’inizio del 2003 ci sarà a Trieste un vertice sull’argomento, con presenza di accademici da tutto il mondo islamico. Si parlerà di educazione, religione, valori, e anche di estremismo. Sarà un’occasione unica.

Cosa farete a Johannesburg?
Il primo sforzo sarà convincere i Paesi del Sud a investire sulle intelligenze reperibili in loco. Pare incredibile, ma non tutti sono convinti che la scienza e la tecnologia servano davvero a uscire dal tunnel. Anche per questo il gap fra ricchi e poveri aumenta. Bene: noi della Twas porteremo al vertice una cinquantina di esempi concreti e di facile comprensione per far capire ai Paesi terzi questa priorità assoluta.

Pensate di riuscirci?
La rete di rapporti che abbiamo intessuto ci dice di sì. Qui al Centro di fisica internazionale di Trieste si sono formati pezzi interi delle classi dirigenti del Terzo Mondo. E' un potenziale diplomatico immenso, che tutti vi invidiano e che il presidente Ciampi conosce perfettamente. Molto del consenso politico che l’Italia riscontra nel Sud del mondo passa per Trieste.

Risorse da valorizzare dunque.
Attraverso questa rete che parte dall’Italia ne abbiamo trovate di straordinarie. In Madagascar una donna ha scoperto nuovi coagulanti guardando il comportamento dei gorilla e ha insegnato agli indigeni a controllarsi lo zucchero nelle urine attraverso le formiche. In Cile e Perù producono acqua dalla nebbia. In Namibia c’è un programma di protezione della biodiversità che arricchisce il Paese richiamando turisti. Nello Swaziland stanno riscoprendo le piante medicinali autoctone. Potrei fare infiniti esempi. Le risorse non mancano, basta valorizzarle. Ci vuole così poco.
Paolo Rumiz

Paolo Rumiz

Paolo Rumiz, triestino, è scrittore e viaggiatore. Con Feltrinelli ha pubblicato La secessione leggera (2001), Tre uomini in bicicletta (con Francesco Altan; 2002), È Oriente (2003), La leggenda dei monti naviganti (2007), Annibale (2008), L’Italia in seconda classe. Con i disegni di Altan e una Premessa del misterioso 740 (2009), La cotogna di Istanbul (2010, nuova edizione 2015; Audiolibri “Emons-Feltrinelli”, 2011), Il bene ostinato (2011), la riedizione di Maschere per un massacro. Quello che non abbiamo voluto sapere della guerra in Jugoslavia (2011), A piedi (2012), Trans Europa Express (2012), Morimondo (2013), Come cavalli che dormono in piedi (2014), Il Ciclope (2015), Appia (con Riccardo Carnovalini; 2016), Il filo infinito. Viaggio alle radici d'Europa (2019) e, nella collana digitale Zoom, La Padania (2011), Maledetta Cina (2012), Il cappottone di Antonio Pitacco (2013), Ombre sulla corrente (2014), Gulaschkanone (2017).

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