PERCOTO (UDINE) Sarà stata la piccola patria friulana con le Alpi piene di neve, la sua nostalgia di un mondo laborioso e quieto. Sarà stato il clima di retrovia a due passi dal fronte dell´Isonzo e dalla Jugoslavia franata nel sangue. Sarà stato questo cielo già orientale dove si arrampicano i jet della base americana di Aviano. Ma a quella grande festa delle grappe e della cultura che è il premio Nonino - alla ventottesima edizione - si è parlato di pace con un´enfasi inedita, che ha fatto scendere sui seicento invitati prima attimi di silenzio, poi liberatori applausi. Ne hanno parlato tutti i premiati, in modo diverso ma con identica passione. Lo ha fatto il pittore Emilio Vedova, gridando un «no» rabbioso «all´umano impazzito», e rivendicando il diritto di battersi «anche le unghie», «darsi alla pace» usando «il vento della creatività». Lo ha detto l´irlandese John Banville, scrittore-segugio di storie d´amore e tenebra, paragonando il 2003 al 1939 e al 1914, descrivendo un´umanità «rannicchiata nella paura di un futuro incerto» e rilanciando l´idea militante dell´opera d´arte «come fatto morale». Lo ha voluto dire il portoghese Antonio Damasio, tra i massimi esperti mondiali del cervello, indicando nella neurobiologia uno strumento per «prevenire e attenuare i conflitti».
Anno speciale, anno di bilanci, questo 2003. Trent´anni fa, in casa Nonino, scoccava la prima «rivoluzione della grappa» che trasformò l´acquavite da Cenerentola a regina dei distillati. Una scommessa pazzesca, che aprì la strada alle grappe di monovitigno partendo dall´uva più nobile e più difficile del Friuli, il «Picolit». Così ieri, accanto ai riconoscimenti all´arte e alla cultura, si è voluto premiare proprio il grappolo di Picolit e la famiglia Perusini che salvò dall´estinzione il grande vitigno autoctono. Un simbolo, ha detto lo scrittore Ulderico Bernardi, di come un «piccolo prodotto locale» può diventare patrimonio universale. Tra le botti e gli alambicchi di Percoto amano le figure schive, lontane dal consumismo culturale, genuine come le vigne, i formaggi e i salami. E anche stavolta la giuria, presieduta da Claudio Magris, ha lavorato seguendo questo criterio. Ermanno Olmi, premiando Emilio Vedova, ha parlato della gioia di aver scoperto in lui «un uomo semplice». Magris ha descritto di Banville la curiosità dei dettagli, l´umiltà di cercare negli angoli, nelle vie, nei retrobottega. E Peter Brook, del biologo Damasio ha raccontato l´interesse per le arti, la letteratura, la musica, l´etica, la filosofia e la politica.
Il gusto della vita, insomma. Lo stesso che ti travolge qui, ogni anno, in una baldoria come non se ne fanno più, con rape calde e anatre, le bellissime Nonino-girls che volano tra distilleria e cucina, Ottavio Missoni allegrotto che dirige la banda di Pozzuolo. E l´alpinista Mauro Corona barbuto come un talibano, in canottiera nera, accanto a Inge Feltrinelli in piume di struzzo.
Paolo Rumiz

Paolo Rumiz

Paolo Rumiz, triestino, è scrittore e viaggiatore. Con Feltrinelli ha pubblicato La secessione leggera (2001), Tre uomini in bicicletta (con Francesco Altan; 2002), È Oriente (2003), La leggenda dei monti naviganti (2007), Annibale (2008), L’Italia in seconda classe. Con i disegni di Altan e una Premessa del misterioso 740 (2009), La cotogna di Istanbul (2010, nuova edizione 2015; Audiolibri “Emons-Feltrinelli”, 2011), Il bene ostinato (2011), la riedizione di Maschere per un massacro. Quello che non abbiamo voluto sapere della guerra in Jugoslavia (2011), A piedi (2012), Trans Europa Express (2012), Morimondo (2013), Come cavalli che dormono in piedi (2014), Il Ciclope (2015), Appia (con Riccardo Carnovalini; 2016), Il filo infinito. Viaggio alle radici d'Europa (2019) e, nella collana digitale Zoom, La Padania (2011), Maledetta Cina (2012), Il cappottone di Antonio Pitacco (2013), Ombre sulla corrente (2014), Gulaschkanone (2017).

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