Al momento sulla catena di montaggio non c’è nessun nuovo veicolo spaziale che possa sostituire in breve tempo lo Space Shuttle. Gli ingegneri della Nasa e delle grandi aziende del settore aerospaziale, però, hanno già alcuni progetti sia di medio che di lungo periodo.
Già ben prima dell’incidente che ha distrutto il Columbia, l’ente spaziale americano aveva pianificato un programma chiamato Integrated Space Transportation Plan (ISTP), che copriva 5 anni e si fondava su tre capisaldi: l’aereo spaziale orbitale (Orbital space plane), l’estensione del periodo di vita degli Shuttle e la prossima generazione di veicoli di lancio riutilizzabili.
L’aereo orbitale potrà portare solamente passeggeri, in modo da ridurre i costi di lancio. Non sarà altro che un traghetto spaziale, che opererà nella tratta terra-stazione spaziale internazionale (ISS). A bordo, oltre ai due membri dell’equipaggio, potrà ospitare tre passeggeri, esattamente quanti ne può tenere a bordo attualmente la stazione. Ci sarà comunque posto anche per una ventina di carichi di piccole dimensioni, come i risultati degli esperimenti scientifici e il bagaglio personale degli astronauti. L’aereo sarà lanciato da missili già disponibili oggi, come il Delta 4 e l’Atlas 5 americani e l’Ariane 5 dell’Agenzia spaziale europea. Il rientro avverrà con le stesse modalità dello Shuttle, anche se sono previste delle procedure di sicurezza per cui sarà possibile usare anche un paracadute per l'atterraggio in acqua. Proprio come facevano le vecchie capsule Apollo, quelle che hanno portato l’uomo sulla Luna.
La nuova generazione di veicoli di lancio comprende invece sistemi di vario tipo, che hanno però un obiettivo comune: ridurre i costi di lancio da diecimila a mille dollari la libbra (un po’ meno di mezzo chilo) e rendere i lanci diecimila volte più sicuri di quelli odierni.
Il più importante di questi sistemi è l’aereo ipersonico, in grado di volare a velocità superiore a mach 5 (cioè oltre cinque volte la velocità del suono) grazie a un motore jet in grado di funzionare anche negli strati più alti dell’atmosfera, dove l’aria è più rarefatta (scramjet). L’ente spaziale pensa a un sistema a due stadi, in grado anche di entrare in orbita.
Attualmente il progetto più avanzato è quello dell’X-43B. L’aereo potrà raggiungere i circa 30 mila metri di quota e volare alla velocità di oltre 6 mila chilometri orari. Il prototipo potrebbe essere pronto entro il 2010, mentre i primi voli potranno iniziare entro 20 anni.
Per un futuro più lontano, gli ingegneri americani pensano invece ad astronavi nucleari, da assemblare direttamente nello spazio e da usare per esplorare gli angoli più remoti del sistema solare. Una di queste navi, simile ad una medusa, aspirerebbe l’idrogeno dallo spazio interplanetario e lo userebbe come propellente (ramjet Boussard). Un’altra, molto lunga e affusolata, impiegherebbe invece l’energia sprigionata dall’annichilimento dell’antimateria.
Romeo Bassoli

Romeo Bassoli

Romeo Bassoli (1954-2013), giornalista, ha fondato la pagina scientifica de “l’Unità” e ne è stato responsabile per anni. Ha diretto l’ufficio comunicazione dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Oltre ai numerosi saggi di divulgazione scientifica (tra i più recenti, A caccia del Bosone di Higgs, scritto con Luciano Maiani), ha curato una raccolta di fiabe per bambini (Fiabe dalle Asturie, Editori Riuniti, 1989). Con Eva Benelli ha realizzato una ricerca internazionale sulla condizione degli adolescenti (I nuovi adolescenti, Editori Riuniti, 1995). Per Feltrinelli ha pubblicato Portiamo anche i bambini (1997).

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