Cosa pensa Ettore Adalberto Albertoni, ultimo consigliere della tivù pubblica rimasto in carica con il presidente Baldassarre, con la sua proposta di trasferire la rete 2 a Milano? Pensa di essere più vicino all´economia, alla Borsa, alla finanza, all´impresa, all´editoria, alla moda, al design, alla lirica che hanno a Milano il loro centro? Niente affatto. Ettore Adalberto Albertoni pensa a una "tivù con l´accento del Nord", ancorata alla tradizione e alla cultura locale, che trova nella lingua, che è poi il dialetto, la sua naturale espressione.
Io sono lombardo, ma non posso nascondermi che la cultura che trasuda dalla mia lingua è davvero truce. Si pensi che dalle mie parti la parola "godere" significa: "Consumare gli avanzi del giorno prima", l´ossigeno che si somministra a chi fatica a respirare si chiama "Azoto", l´iniezione lombare "lumbarda". Quando una donna partorisce si dice che "l´ha stravacá i busec" (ha rovesciato fuori le viscere), quando uno muore si dice: "L´hem mis via" (l´abbiamo messo via), perché ai lombardi piacciono le situazioni chiare, ben definite. E infine per invitare una donna a un approccio amoroso non c´è espressione migliore che: "Ven sciá che t´ha d´upèri" (vieni qui che ti uso).

Se questo è l´"accento del Nord" che Albertoni vuol far rivivere, forse anche per dare un contenuto al suo ufficio di Assessore alle culture, identità e autonomie della Regione Lombardia, allora vuol dire che l´ultimo consigliere Rai ancora fatica a distinguere una rete nazionale da un´osteria di periferia dei suoi tempi, ma soprattutto fatica a capire la direzione della storia che non si àncora più come un tempo al territorio ma si muove all´insegna della deterritorializzazione.
Se Milano è Borsa, finanza e impresa, queste entità esistono perché si muovono a livello internazionale. Se è moda, design, editoria e lirica è perché queste espressioni culturali partono da Milano, non per restare circoscritte nel territorio, ma per muoversi in tutto il mondo. Questa è la cultura milanese, ma possiamo anche dire veneta se pensiamo alla ricchezza del Nordest creata dall´industria e dal commercio attivato con i paesi satelliti dell´ex Unione Sovietica, o a quella torinese che era fiorente quando la Fiat apriva fabbriche in Russia, nel Nord Europa e in Sudamerica.
La cultura del Nord Italia è tutto fuorché "localismo". È "espansione", apertura ai mercati più lontani. Si pensi ad esempio all´industria tessile del Comasco e ai suoi intensi rapporti con India e Cina, si pensi ai voli che, per ragioni industriali e commerciali partono regolarmente da Verona per Bucarest.
La cultura del Nord è "accoglienza" di manodopera da tutto il mondo a cui una televisione del Nord potrebbe offrire qualche spazio alle culture degli immigrati, per farli sentire un po´ a casa, e non solo disagiati in terra straniera. Ma di questa vocazione "espansiva" e "accogliente" del Nord, Albertoni con le sue proposte e la Lega a cui appartiene non hanno capito niente. Il loro ideale è chiudersi nel localismo, quando la forza del Nord è tutta nella sua proiezione oltreconfine. I tempi, infatti, non sono più quelli della bella Gigogin che, per incontrare il suo amore, faceva a piedi da Lodi a Milano.
Questo repertorio da amici all´osteria non può essere la programmazione della rete del Nord. Perché il Nord non è quello che la Lega pensa o vorrebbe che fosse. Non c´è nessuna cultura a dialettizzare i nomi dei paesi cancellando le sillabe finali. Questo non è recupero delle proprie radici, ma incapacità di parlare con chi abita oltre il confine, anche il confine del proprio paese perché, come dice Beppe De Vecchi, regista di Bergamo Tv: "Nella Bassa è una cosa e in Val Gandino è tutto un altro mondo".
E avanti con questi mondi separati, quando il mondo vero quello dell´economia, quello della cultura non conoscono più frontiere, per non parlare di quello giovanile che, pur nella sua povertà di linguaggio, ha in bocca più slang inglesi che parole locali. E allora che mondo ha in mente Adalberto Albertoni quando propone Gilberto Squizzato di Busto Arsizio e la sua trasmissione Tunnel come una produzione di livello europeo? Che mondo ha in mente quando propone uno sceneggiato sui garibaldini o sulle Cinque Giornate di Milano, come se lì si concentrasse la cultura del Nord, quando all´epoca dei garibaldini e delle Cinque Giornate a Milano c´era un certo Carlo Cattaneo che, contro un´Italia unificata dai Savoia, proponeva un federalismo di ben altra levatura rispetto a quello proposto dalla Lega? Ma Carlo Cattaneo era un filosofo un po´ difficile da masticare, certo più difficile del milanese Duca Lamberti creato da Scerbanenco che Albertoni vorrebbe affiancare ai Promessi sposi e a Il mulino del Po. Per non parlare de El nost Milan di Bertolazzi che per Albertoni è indiscutibilmente al livello di Eduardo De Filippo. E poi basta, continua il nostro consigliere Rai nell´intervista rilasciata ieri al Corriere della Sera, con i giornalisti sportivi romani in trasferta a Milano. "Ci vuole un giornalismo alla Gianni Brera". Assolutamente d´accordo. Senza però dimenticare che, attraverso le sue cronache e i suoi commenti sportivi, Gianni Brera ha insegnato l´italiano a milioni di tifosi che lo parlavano in modo stentato e non ha retrocesso l´italiano al vernacolo. A giudicare dalle loro proposte, vien da pensare che quel che manca alla Lega è la capacità di intercettare la cultura del Nord, perché il localismo, a cui le proposte della Lega tendenzialmente si ispirano, non è l´ideale di nessun economista, di nessun operatore di Borsa o di finanza, di nessuna impresa, di nessuna editoria, di nessun produttore di moda o di design. Ma se il Nord è caratterizzato proprio da queste presenze, crede davvero Albertoni, e con lui i politici della Lega di dar voce a questa cultura riproponendo i dialetti locali, le saghe di paese e le canzoni d´osteria?
Queste cose vanno bene il giorno di festa quando nei paesi si festeggia il santo patrono, ma il Nord è il Nord per i suoi giorni feriali, quando si lavora nelle fabbriche e negli uffici, quando si prende la metropolitana affollata nelle ore di punta, quando agli ultimi piani delle grandi imprese industriali commerciali e bancarie si decidono alte strategie che guardano i quattro angoli della terra. Ne sa qualcosa la Lega di tutto ciò? E allora ben venga a Milano una rete televisiva se si fa interprete di questi scenari, ma non per portare in scena Gilberto Squizzato di Busto Arsizio o il Duca Lamberti di Scerbanenco. Con tutto il rispetto per la loro produzione, questa non mi pare una motivazione sufficiente per spostare una rete televisiva al Nord. E questo per una sola ragione. L´"accento del Nord", la sua cultura è altrove, non dove la vede il consigliere Rai Albertoni, che forse, coi tempi che corrono, ha confuso una rete Rai con una festa di paese.

Umberto Galimberti

Umberto Galimberti

Umberto Galimberti, nato a Monza nel 1942, è stato dal 1976 professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore associato di Filosofia della Storia. Dal 1999 è professore ordinario all’università Ca' Foscari di Venezia, titolare della cattedra di Filosofia della Storia. Dal 1985 è membro ordinario dell’international Associ ation for Analytical Psychology.

Dopo aver compiuto studi di filosofia, di antropologia culturale e di psicologia, ha tradotto e curato Jaspers, di cui è stato allievo durante i suoi soggiorni in Germania:
Sulla verità (raccolta antologica), La Scuola, Brescia, 1970.
La fede filosofica, Marietti, Casale Monferrato, 1973.
Filosofia, Mursia, Milano, 1972-1978, e Utet, Torino, 1978.

Di Heidegger ha tradotto e curato:
Sullessenza della verità, La Scuola, Brescia, 1973.

Opere

1975 - Heidegger, Jaspers e il tramonto dellOccidente, Marietti, Casale Monferrato, (Ristampa, Il Saggiatore, Milano, 1994).
1977 - Linguaggio e civiltà, Mursia, Milano, (2° edizione ampliata 1984).
1979 - Psichiatria e Fenomenologia, Feltrinelli, Milano.
1983 - Il corpo, Feltrinelli, Milano, 1983 (Premio internazionale S. Valentino d’oro, Terni, 1983).
1984 - La terra senza il male. Jung dall’inconscio al simbolo, Feltrinelli, Milano (premio Fregene, 1984)
1977 - Linguaggio e civiltà, Mursia, Milano, (2° edizione ampliata 1984).
1985 - Antropologia culturale, ne Gli strumenti del sapere contemporaneo, Utet, Torino.
1986 - Invito al pensiero di Heidegger, Mursia, Milano.
1987 - Gli equivoci dell'anima, Feltrinelli, Milano.
1988 - La parodia dell'mmaginario in W. Pasini, C. Crepault, U. Galimberti, L'immaginario sessuale, Cortina, Mila no.
1989 - Il gioco delle opinioni, Feltrinelli, Milano.
1992 - Dizionario di psicologia, Utet, Torino. (Nuova edizione: Enciclopedia di Psicologia, Garzanti, Milano, 1999).
1992 - Idee: il catalogo è questo, Feltrinelli, Milano.
1994 - Parole nomadi, Feltrinelli, Milano.
1996 - Paesaggi dell'anima, Mondadori, Milano. (Nuova edizione: Feltrinelli, Milano, 2017).
1999 - Psiche e techne. Luomo nelletà della tecnica, Feltrinelli, Milano.
2000 - E ora? La dimensione umana e le sfide della scienza (opera dialogica con Edoardo Boncinelli e Giovanni Maria Pace), Einaudi , Torino.
2000 - Orme del sacro, Feltrinelli, Milano (premio Corrado Alvaro 2001).
2001 - La lampada di psiche, Casagrande, Bellinzona.
2003 - I vizi capitali e i nuovi vizi, Feltrinelli, Milano.
2004 - Le cose dell'amore, Feltrinelli, Milano.
2005 - Il tramonto dellOccidente, Feltrinelli, Milano.
2006 - La casa di psiche. Dalla psicoanalisi alla consulenza filosofica, Feltrinelli, Milano.
2007 - Lospite inquietante. Il nichilismo e i giovani, Feltrinelli, Milano.
2008 - Il segreto della domanda. Intorno alle cose umane e divine, Apogeo, Milano.
2009 - I miti del nostro tempo, Feltrinelli, Milano.
2012 - Cristianesimo. La religione dal cielo vuoto, Feltrinelli, Milano.
2018 - La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo, Feltrinelli, Milano.
2018 - Nuovo dizionario di psicologia, psichiatria, psicoanalisi, neuroscienze, Feltrinelli, Milano

 

 

È in corso di ripubblicazione nell’Universale Economica Feltrinelli l’intera sua opera.

Traduzioni all'estero

Francese: (Il corpo) Les raisons du corps, Grasset Mollat, Paris, 1998
(Le cose dell’amore) Qu'est-ce-que l'amour?, Payot, Paris, 2008;

Tedesco: (Gli equivoci dellanima) Die Seele. Eine Kulturgeschichte der Innerlichk eit, Verlag Turia + Kant, Wien, 2003
(Le cose dellamore) Liebe, Beck, Monaco, 2006;

Greco: (Storia dellanima) Historia tes psyches, Apollon, Thessaloniki, 1989
(Paesaggi dellanima)Topia psyches, Itamos, Athina, 2001
(Gli equivoci dell’anima) Parermeneíes tes psyches, University Studio Press, Athina, 2004;

Spagnolo: (Dizionario di psicologia) Diccionario de psicologia, Siglo Veintiuno Editores, Città ; del Messico 2002
(Le cose dell’amore), Las cosas del amor, Imago mundi, Madrid, 2006;

Portoghese: (Orme del sacro) Rastros do sagrado, Paulus, São Paulo, Brasil, 2003
(I vizi capitali e i nuovi vizi) Os vícios capitais e os novos vícios, Paulus, São Paulo, Brasil, 20 04
(Psiche e techne. Luomo nell'età della tecnica) Psiche e techne. O homen na idade da t&eac ute;cnica, Paulus, São Paulo, Brasil, 2005
(Le cose dellamore), Coisas do amor, Caleidoscopio, Casal de Cambra, 2009;

Giapponese: I vizi capitali e i nuovi vizi, Tokio, 2004;

Sloveno: (Lospite inquietante. Il nichilismo e i giovani), Grozljivi Gost: Nihili zem in mladi, Modrijan, Ljubljana, 2009;

Olandese: (I miti del nostro tempo), Mythen van onze tijd, Ambo, Amsterdam 2011.

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