Occupatissima ad autoavvelenarsi per tutta la settimana, l'inquinatissima Milano la domenica si lava la coscienza e tenta di ripulirsi i polmoni, sempre sperando che i capricci del clima le diano una mano. E' andata così anche domenica scorsa, con blocco totale del traffico dalle 8 alle 20, 2133 multe elevate dai vigili urbani ai furbi e mugugni dei tifosi costretti a raggiungere lo stadio con i mezzi pubblici. Il lunedì poi si ricomincia a sporcare l'aria con grande impegno intasando in colonna ogni centimetro quadrato di asfalto disponibile. Con la tranquillizzante certezza, però, che contro lo smog qualcosa si può fare. Soprattutto se, come domenica scorsa, arriva qualche refolo di vento a spazzare le plaghe padane portando altrove un po' delle micidiali micropolveri che fanno più morti degli incidenti stradali.
Così le buone intenzioni se ne vanno a settimane alterne e l'inquinamento resta. Di misure strutturali per risolvere il problema (potenziamento dei mezzi pubblici, car sharing, propellenti «puliti» ecc.) si parla da decenni, mentre il parco auto dei milanesi ha continuato a crescere indisturbato. Scambiando l'ideologia per realtà, i cittadini e i loro amministratori non smettono di credere che lavorare e inquinare siano un binomio inscindibile. E poco hanno potuto, negli anni, le proteste e i tentativi di sensibilizzazione di gruppi ambientalisti, amanti della bicicletta e pedoni incalliti.
Da un po' di tempo sono entrate in lizza anche le mamme antismog di Milano (Mam), che da un paio di inverni si sono associate facendo conto che la sacralità del loro ruolo induca ripensamenti di politica ambientale e permetta ai loro bambini di sottrarsi agli «arresti domiciliari» cui sono costretti dagli alti livelli di inquinamento. Perché quando l'aria si fa irrespirabile il paterno consiglio delle autorità è di tenerli in casa, magari a fare compagnia a nonni e nonne ugualmente a rischio. Le mamme antismog raccolgono firme e cercano di rompere le scatole come possono, anche partecipando ogni ultimo lunedì del mese a un «carosello» ambientalista davanti al palazzo comunale per inchiodare assessori e consiglieri alle rispettive responsabilità per una migliore qualità dell'aria.
Lentamente qualcosa sta in effetti cambiando, perché nel 2003, al contrario di quanto accadeva vent'anni fa, combattere lo smog non è più considerata una provocazione di estrema sinistra. Anche il centrodestra sta scoprendo di avere se non il cuore per lo meno i polmoni.
Intanto però è andato crescendo un altro fenomeno legato al cattivo uso dell'automobile: quando non si rischia di morire di smog si può sempre finire ammazzati per un «banale» investimento. Le cifre più recenti rese note (relative al 2000) sono impressionanti: 34 pedoni uccisi nel tentativo di attraversare la strada e 1976 feriti, pari al 12% di tutti i pedoni feriti sul territorio nazionale (mentre i milanesi sono solo il 2,3% della popolazione italiana). Dolenti note anche per i ciclisti, con 671 incidenti, pari al 7% del totale nazionale.
Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli, nato a Milano nel 1963, giornalista, partecipa da vent’anni alle iniziative del movimento omosessuale, come militante, scrivendo, discutendo e anche litigando. Ha lavorato a “il manifesto” dal 1986 al 1996. Per Feltrinelli ha pubblicato Il movimento gay in Italia (1999) e ha curato, con Paola Mieli, Elementi di critica omosessuale (2002) di Mario Mieli.

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