Quattordicimila intellettuali americani contro la guerra. Gli accademici Usa ieri hanno comprato una pagina pubblicitaria sul New York Times per mettere nero su bianco la loro opposizione alla prospettiva di un attacco all´Iraq. «Non è stata offerta alcuna prova schiacciante di un´imminente minaccia alla nostra sicurezza nazionale tale da giustificare l´uso della forza militare», si legge nel testo che spiega le ragioni del gesto.
E per questo, per il fatto di essere una guerra «di scelta» e non «di necessità», l´esercito di accademici arruolati via Internet in meno di 60 ore da Joshua Cohen, direttore della prestigiosa rivista Boston Review, la definisce «moralmente inaccettabile» e chiede al governo di non farla. Una petizione, spiega Cohen al telefono dal Massachusetts, nata la settimana scorsa da una provocazione europea: «Un mio amico professore di scienze politiche in Olanda mi aveva mandato un messaggio che chiedeva: "Dove sono finiti gli intellettuali americani?". E così, punto sul vivo, ho deciso di dimostrargli che c´erano ed erano per la stragrande maggioranza contrari all´intervento bellico contro Saddam».
Per prima cosa, quindi, ha messo insieme gli oltre 50 mila dollari che servivano per pagare la pagina sul quotidiano newyorchese: «Ho fatto una colletta tra colleghi universitari e altre persone che sapevo sensibili all´argomento, con donazioni da 500 a 1000 dollari l´uno». Poi è scattata la raccolta di firme sul sito della rivista, facilitata da una catena di Sant´Antonio via posta elettronica. La risposta è stata sbalorditiva: nella lunga lista di nomi che corre intorno all´annuncio sul Times figurano, tra gli altri, i premi Nobel Eric Chivian e Walter Gilbert, i filosofi Robert Dahl e Martha Nussbaum, il critico letterario Edward Said, l´ex ministro del lavoro Robert Reich, le star del femminismo Gloria Steinem e Susan Sontag e inoltre Natalie Zemon Davis, Richard Sennett, Judith Butler, Sherry Turkle e Martha Nussbaum.
Edward W. Said

Edward W. Said

Edward W. Said è nato nel 1935 a Gerusalemme ed è morto a New York il 25 settembre 2003. Esiliato da adolescente in Egitto e poi negli Stati Uniti, è stato professore di Inglese e di Letteratura Comparata alla Columbia University di New York. Formatosi a Princeton ed Harvard, Said ha insegnato in più di centocinquanta Università e scuole negli Stati Uniti, in Canada ed in Europa. I suoi scritti sono apparsi regolarmente sul Guardian di Londra, Le Monde Diplomatique ed il quotidiano in lingua araba al-Hayat. Nel suo libro Orientalismo, - pubblicato per la prima volta nel 1978 - ha analizzato l'insieme di stereotipi in cui l'Occidente ha chiuso l'Oriente, anzi, l'ha creato. Questo saggio ha conosciuto un successo mondiale ed è più che mai di attualità perché rievoca la storia dei pregiudizi popolari anti-arabi e anti-islamici e rivela più generalmente il modo in cui l'Occidente ha percepito "l'altro". Edward W. Said ha sempre lottato per la dignità del suo popolo e contro coloro che hanno demonizzato l'Islam. Ex socio del Consiglio Nazionale Palestinese, fu un negoziatore "nell'ombra" del conflitto arabo-israeliano. A causa della sua pubblica difesa dell'autodeterminazione palestinese, a Said è stato impedito l'ingresso in Palestina per molti anni. Si è opposto agli accordi d'Oslo ed al potere di Yasser Arafat, che ha fatto vietare i suoi libri nei territori autonomi. Conosciuto tanto per la sua ricerca nel campo della letteratura comparata quanto per i suoi interventi politici incisivi, Said è stato uno degli intellettuali più in vista negli Stati Uniti. La sua opera è stata tradotta in quattordici lingue. Con Feltrinelli ha pubblicato: Dire la verità. Gli intellettuali e il potere (1994, 2014), Tra guerra e pace. Ritorno in Palestina-Israele (1998), Orientalismo (1999, 2013), Sempre nel posto sbagliato. Autobiografia (2000, 2013), Fine del processo di pace. La questione palestinese dopo Oslo (2002), Nel segno dell’esilio. Riflessioni, letture e altri saggi (2008), Musica ai limiti. Saggi e articoli (2010).

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