La settimana scorsa ho partecipato anch’io al cosiddetto sciopero dei consumatori. Sono stata abbastanza contenta di averlo fatto, e mi è piaciuto anche scambiare quattro chiacchiere in giro con le persone che avevano aderito. Ci siamo ritrovati su alcuni punti: il momento più difficile è stata la rinuncia al caffè del bar. Poi qualcuno non trovava giusto il non acquisto dei giornali e tanti sostenevano che una sola giornata di non consumo era poco. Dicevano che per cambiare effettivamente le cose occorrerebbero ancora più iniziative e soprattutto prolungate nel tempo. Mi ha colpito sentire anziani e ragazzi d’accordo sul fatto che dovremmo ribellarci e arrivare ad avere un peso sull’economia e sui consumi che facciamo ogni giorno. Poi ho incontrato due persone che conosco, due giovani editori che sono impegnati nei GAS, i gruppi di acquisto equosolidale. Mi hanno detto che questi gruppi sono formati da persone che decidono di incontrarsi per acquistare all’ingrosso prodotti alimentari di uso comune, da ridistribuire fra loro, con scopo di solidarietà verso i piccoli produttori, il rispetto dell’ambiente, e ovviamente anche un occhio di riguardo a quello che si mangia e al proprio risparmio. Mi hanno detto quello in cui credono, che i gesti che ogni giorno facciamo (da quando riempiamo i nostri carrelli del supermercato a quando ci rechiamo in banca) sono atti che potrebbero avere un peso sulle sorti del nostro pianeta. Proprio così. Sostengono che sia in atto un grande cambiamento, che fino a pochi anni fa eravamo convinti che se tutti compravano le merendine X anche noi dovevamo farlo, e poi, anche se non le avessimo comprate il nostro gesto non avrebbe cambiato le cose di una virgola. Oggi invece ci sono persone che cominciano a credere che ci può essere un altro modo di acquistare (e dunque di vivere) e che il consumo non è un gesto a caso ma può permetterci di raggiungere uno scopo: per esempio, se compro in una bottega di commercio equo, insieme alla cioccolata, al caffè e al riso io sto comprando solidarietà, giustizia sociale, produco un atto che significa che vorrei che le cose andassero diversamente, che l’economia non governi tutto nella nostra vita. Vorrei provare che siamo ancora umani e che abbiamo a cuore la vita degli altri (anche di quelli che non conosciamo), e che ci interessa la sopravvivenza del pianeta.
Poi sono andata a farmi un giro in rete per cercare altri gruppi interessati a queste cose, per vedere che cosa propongono, e soprattutto per rinfrancarmi all’idea che non tutti moriremo consumatori mulinobianchi. Ho trovato cose interessanti. Nel sito dei Bilanci di Giustizia dicono che attualmente contano circa 800 famiglie e che il loro obiettivo è di modificare i propri consumi e utilizzare al meglio i risparmi. La sfida è quella di combattere partendo da dove si è, da quello che si ha sotto mano adesso: per esempio propongono di acquistare nelle botteghe solidali, oppure di preferire il mercatino rionale al supermercato. Praticano il riuso e lo scambio di vestiti, e poi l’installazione dei pannelli solari per riscaldare le case, impianti a gas per l’auto, e dicono di preferire i trasporti pubblici e le biciclette. Investono i loro soldi nella finanza alternativa delle banche etiche. Una piccola cifra dice molto, in media una famiglia di questa rete si è trovata a risparmiare anche 200 euro al mese. Non sarà un caso che il fatturato del commercio equo solidale nel 2002 è salito del 50%.

Ci sono molti altri gruppi di questo tipo, e se siete interessati fatevi un giro in rete:

www.retegas.org

www.bilancidigiustiza.it

www.criticalwine.org
Rossana Campo

Rossana Campo

Rossana Campo (Genova 1963) vive tra Roma e Parigi. Con Feltrinelli ha pubblicato: In principio erano le mutande (1992), da cui il film omonimo di Anna Negri (1999), alcuni racconti nella raccolta a cura di Gianni Celati, Narratori delle riserve (1992), Il pieno di super (1993), Mai sentita così bene (1995), L’attore americano (1997), Il matrimonio di Maria (1998), nato come radiodramma trasmesso da Radio Tre nel gennaio 1997, Mentre la mia bella dorme (1999), il libro per bambini La gemella buona e la gemella cattiva in Feltrinelli “Kids” (2000), Sono pazza di te (2001), L’uomo che non ho sposato (2003), Duro come l’amore (2005), Più forte di me (2007) e Lezioni di arabo (2010). Per i “Classici” ha tradotto e curato Peldicarota (2007) di Jules Renard.

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